Mamma li turchi

Scrissi questa nota esattamente due anni fa, in occasione di una levata di scudi della Turchia contro papa Francesco, che aveva definito il massacro degli Armeni “il primo genocidio del XX secolo”.  Da allora non mi pare che le cose siano migliorate, anzi. Uno potrebbe chiedermi: o Giò, ma che te frega della Turchia? Non abbiamo abbastanza problemi qua da noi? Ma certo, di problemi ne abbiamo tanti ma di quel genere non ancora, e non ci terrei ad averli. 

Ieri, 13/04/2015:

Il Papa, secondo il governo turco, ha sbagliato a parlare di “genocidio” degli Armeni. Anzi, si è trattato di una inaccettabile strumentalizzazione per fini politici. Perché secondo loro è vero che gli Armeni sono stati ammazzati, ma solo un po’, non esageriamo.

Ora annunciano, o meglio minacciano, misure nei confronti del Vaticano. Mi risulta che un turco abbia già sparato ad un Papa, nemmeno tanto tempo fa: vogliono fare il bis?

Sono stato in Turchia un paio di anni fa, subito dopo le proteste di Piazza Taksim. E’ stata ammazzata gente inerme, e nessuno ha pagato (su questo argomento in verità ci si potrebbe dire che in Italia è meglio che stiamo zitti). Lo stato turco sta subendo una islamizzazione per niente strisciante; Erdogan con il suo partito religioso  ha smantellato di fatto gran parte della Costituzione laica; ha soggiogato stampa e televisione, messo sotto controllo i social network, rimosso e sostituito con uomini fedeli i capi della polizia, dell’esercito e della magistratura.

Ci sono quartieri di Istanbul, non Kabul, dove le donne che non indossano il hijab non sono assolutamente ben viste. Mi è rimasta impressa la frase di una conoscente che riassume l’angoscia dei laici: “vedi, noi con loro possiamo convivere, ma loro non noi non possono”.

La Turchia appoggia i Fratelli Musulmani in Egitto e in Libia; ha fatto di tutto per destabilizzare Assad; non sta muovendo una paglia contro l’Isis in Siria: non sia mai che poi i curdi di casa propria, che vanno bombardati ben bene, si uniscano a quelli dall’altra parte della frontiera.

Questo è il principale membro della Nato nello scacchiere Medio-Orientale, e questo è lo Stato che qualcuno poco avveduto vorrebbe far entrare nella Comunità Europea.

Sia chiaro, non ho niente contro i turchi. Scelgano il loro governo, si scrivano la loro storia.

Ma non si arrabbino se chi ne ha il coraggio dice le cose come stanno. Un genocidio è un genocidio.

Oggi, 18/04/2017:
Messaggio rispettoso ai tanti cittadini turchi che, ospiti dell’accogliente Europa, hanno votato per rafforzare i poteri del Sultano. Se pensate che là si stia tanto bene perché non tornate a casina vostra? Comodo sfruttare le comodità delle democrazie e imporre agli altri le durezze dell’ autocrazia. 

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10 pensieri su “Mamma li turchi

  1. Era il miglior alleato del mondo libero occidentale nella lotta contro l’impero del male sovietico, ricordi? Io ricordo di avere visto un film, ancora negli anni ottanta. Mi pare che s’intitolasse”Yol, la strada,”a quel tempo già mostrava una Turchia ch’era più simile ad un campo di concentramento, con integralismi d’ogni risma. Ancora adesso gli americani, nella base di Incirlik, ci tengono diverse decine di ordigni atomici. Sì, la stessa base che hanno assediato l’anno scorso i turchi per farsi consegnare Gulem dai loro alleati americani. Insomma: non siamo messi molto bene: una Turchia che dovesse precipitare al periodo dei fasti ottomani, sarebbe soltanto funzionale nel ricreare quel clima che portò l’Europa alla prima guerra mondiale. Insomma: incrociamo le dita e speriamo che un granello di polvere inceppi questo diabolico meccanismo messo in funzione da Erdogan e dai suoi alleati………..

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    • Sicuramente la storia della Turchia, sia quella antica che quella recente, è travagliata… se solo pensiamo a quello che è successo negli ultimi due anni, attentati, colpo di stato, ripresa della guerra ai curdi (che loro hanno sempre considerato come terroristi)… nei decenni sono passati attraverso diverse dittature, periodi bui, mi viene in mente un libro di Orhan Pamuk… si può pensare: sono affari interni turchi, ed è vero ma nel momento in cui si ripropone l’ingresso nella UE bisogna pur porsi quali sono i limiti… confesso che a me ha fatto molto pensare l’intervista ad una ragazza, una giovane: voto Erdogan perché mi ha permesso di andare a scuola portando il mio velo… quindi vado a scuola, voglio emanciparmi, ma con l’orgoglio della mia “cultura”, compresa quella religiosa. A noi forse sembra un controsenso… è un fatto che il consenso maggiore l’abbia avuto nelle zone rurali. Mi ha anche molto colpito che in Germania abbiano votato in maggioranza per dare più poteri ad Erdogan, io l’ho vista come una sorta di rivalsa, del tipo: siete tanto fieri del vostro modo di vivere, sbandierate la vostra integrazione ma noi siamo turchi non tedeschi, godiamo della potenza della Turchia ed Erdogan ce la da, ci da un paese rispettato e temuto… forse ha inciso anche la propaganda dopo che sono stati vietati i comizi (decisione sacrosanta per me)? Non so, staremo a vedere… sono anche sicuro che tanti governanti dell’illuminato occidente sarebbero ben contenti di avere i poteri che si è fatto assegnare Erdogan…

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      • I nostri governanti ci stanno provando anch’essi a farsi legittimare gli stessi poteri che s’è preso Erdogan: non dimentichiamo il referendum di Renzi. Ma non dimentichiamo pure che, un referendum nella Turchia di oggi, non ha nessun senso: c’è lo stato d’emergenza in vigore. Quasi tutti i media oppositori sono stati chiusi o pesantemente intimiditi. Prevale la propaganda erdoganiana. C’è la purga senza fine partita con il pretesto del mancato golpe… Come si può definire questa una manifestazione democratica? A quel che mi è dato di comprendere, la Turchia è un paese spaccato in tre: da un lato c’è la società laica e moderna, dall’altro una visione islamica proiettata da Gulem e dai poteri economico e sociali che lo sorreggono. Poi c’è l’islamicmo filo fratelli musulmani di Erdogan; una visione, la sua, che intende imporre l’integralismo alla società in modo strisciante, velandolo di quel nazionalismo così caro ad una parte rilevante di Turchia profonda, quella delle campagne e delle periferie. Ambiti in cui l’organizzazione caritatevole del partito di Erdogan ha saputo crearsi un solido consenso elettorale. Ma ciò non vuol dire che esso abbia la maggioranza. Casomai che egli è riuscito a cementare il proprio potere personale anche attraverso’emergenzialità eletta a sistema di governo e di vita. In pratica: tutti i suoi tentativi di portare il paese sul palcoscenico mondiale come potenza regionale sono falliti. Ha preso sberle dagli israeliani, dai russi. Anche il tentativo di manovrare gli integralisti è stato un fallimento. Adesso ci riprova con il referendum. E, sinceramente, per la quantità di mezzi profusi, per l’impegno e per il denaro speso, non credo che abbia ottenuto un gran risultato. E’vero che Hitler e Mussolini sono arrivati al potere con molto meno, ma erano altri tempi. Lui c’era già al potere ed un risultato del genere io lo leggo come una mezza sconfitta. Potrà anche legalizzare tutti i poteri che si è già presi, ma ha contro come minimo i due terzi di turchi…

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        • Sicuramente non si è trattato di un plebiscito, e nella condizione di oggi come dici bene e’ una mezza sconfitta. Tuttavia plebiscito o no i nuovi poteri li userà, eccome. Sinceramente sono rimasto meravigliato dalle votazioni all’estero, che forse dovevano essere meno condizionati, e forse un po’ più permeati di valori “democratici” se la parola ha ancora un senso, questo dovrebbe farci riflettere se effettivamente questo multiculturalismo che sbandieriamo come conquista funziona davvero…

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          • Guarda amico mio che già lui li sta usando quei poteri: questo referendum voleva soltanto sancire la formalità di tali abusi di potere che sta esercitando Erdogan già da alcuni anni. Per quanto riguarda i turchi all’estero: questi ci hano famiglia e parenti vari a casa. Quindi risultano ricattabilissimi. E poi si sa che, all’estero si è molto più nazionalisti di quando si sta a casa, a maggior ragione quando trovi qualcuno che promette di farti rispettare di più nel paese in cui sei ospite. Costoro in fondo sono dei paria della democrazia: votano per una Turchia che non esiste più se non nei loro ricordi. E non votano per le realtà in cui si ritrovano a vivere, poichè ne sono o si emarginano loro stessi, perchè non si sentono accettati. Quindi non mi meraviglia che si siano dimostrati così ciechi e antidemocratici: avviene in tutte le comunità di immigrati di essere più realisti del re e quindi più conservatori e autoritari: è una forma mentale che permette di mantenere un legame ideale con la madrepatria e con tradizioni che danno loro identità. Anche se non certo uno spiccato senso democratico….

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            • Riconosco alla Turchia, nelle obiettive difficoltà, una capacità di passione politica che noi ci sogniamo ormai, intenti a guardarci l’ombelico del +/- 0,2 del Pil. Una società giovane ed in crescita… capisco anche l’esigenza della gente di uscire dalle varie emergenze e affidarsi all’uomo che promette l’ordine, e’ sempre stato così dappertutto…

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              • Il guaio è che si finisce sempre per mettersi nelle mani dell’uomo sbagliato e delle idee sbagliate, poichè il populismo consiste proprio in questo, nello sfruttare la genuina passione per la politica delle persone, deviandola verso traguardi apparentemente facili da raggiungere.
                Del resto la dinamica appare nitida: il potere lascia marcire la situazione, anzi aggravandola con mosse precise, quando la popolazione si sente in pericolo, allora, come tu ben dici, ricerca l’uomo solo al comando. Ed ecco che questi smette le vesti del potere per farsi l’uomo qualunque che salverà la patria. E’ una dinamica così chiara ma che sfugge sempre alla maggior parte delle persone: Erdogan arriva da un altro pianeta? Come mai non è riuscito a risolvere annosi problemi? Perchè il terrorismo si è infiammato sotto la sua presidenza? Perchè ai suoi confini s’è sviluppata una guerra così sanguinosa? Una persona che ci ragionasse, sicuramente coglierebbe l’inadeguatezza a governare del sultano. Però, come avviene anche da noi, ad es. con la lega, nessuno si chiede dov’era Salvini ed il suo partito quando fondavano banche che sono state salvate con i soldi pubblici;oppure quando si è scoperto degli investimenti in diamanti e possedimenti in Africa da parte dei loro tesorieri. Però adesso Salvini si presenta come l’uomo nuovo, l’uomo che riuscirà a risolverci i roblemi, sebbene la lega sia stata al potere quasi ininterrottamente per vent’anni. Un po’ come capita per Renzi ed il suo partito… Perdona se mi sono lasciato prendere dallo spirito polemico, saltando dalla Turchia a casa nostra. Ma è che volevo soltanto dirti che anche noi siamo molto fragili da questo punto di vista…

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          • Il problema del multiculturalismo, è che non si traduce in uguale redistribuzione economica e in parallela condivisione di valori e doveri. Fino a quando il nostro sistema prevede degli esclusi indigeni, come si fa a determinare un multiculturalismo in cui la base principale è quella del benessere economico e quindi della condivisione di doveri e valori laici uguali per tutti?…

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            • Se per multiculturalismo intendiamo la presenza contemporanea di più culture c’è… se questo debba significare anche accettazione di tutte le culture, e’ un tema per antropologi culturali ed io sinceramente non ci credo più. Credo che l’onere, lo sforzo, di adeguarsi al posto dove si va a vivere debba essere in primo luogo di chi è ospitato; l’integrazione e’ un venire incontro ma spesso ho l’impressione che siamo in po’ troppo “materni”. Ragiono terra terra: se sei tu che sei venuto qua, sei tu in primis a sforzarti di capire me. Se non ti sta bene come vivo, come penso, come mi comporto, da dove sei venuto te ne puoi ritornare. Salvinesco, forse, ma non ipocrita. Noi stiamo pericolosamente inducendo interi popoli a credere che qua ci sia il Bengodi e tutto e’ dovuto. Non va bene e ne pagheremo presto le conseguenze…

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              • Noto che c’è grande confusione sotto il cielo, mio caro Gio: già quando si dice e si pensa”noi e loro”, si capisce che la cosa non funziona. Come già detto: siamo tutti sulla stessa barca. Già il fatto che costoro vengano nel nostro paese rappresenta un colpo alle nostre tradizionali chiusure. L’altro giorno leggevo delle statistiche che delineavano un fatto sicuro: di tutta questa marea di umanità che passa dalle nostre parti, solo pochissima intende fermarcisi. Come già detto in altre occasioni: i nostri problemi con gli stranieri nascono essenzialmente da quelli che noi già abbiamo come società: un debole stato dal punto di vista anche laico, una corruzione massima e scarso rispetto per la cosa pubblica. Come facciamo ad immaginare che coloro che arrivano non si adeguano a quest’andazzo di cose? Del resto, in Italia, prevale sempre che l’integrazione passa per la parolaccia, per l’evasione fiscale, per la truffa… Insomma: sono stufo di vedere i problemi ridotti e semplificati salvinianamente. Come ho cercato di dire all’inizio, e sono dati, numeri: in pochi davvero hanno intenzione di fermarsi nel nostro paese. Potessero, ci passerebbero senza nemmeno lasciare traccia di sè. Il problema nasce dal momento che esistono delle leggi e dei trattati che vanno rispettati. Quindi non credo proprio che il nostro sia vista”paese del bengodi”. Casomai è una certa visione populistica, intesa ad instillare la paura e ad attizzare il revanscismo a fare in modo che prenda campo questo sentimento di oppressione. Per quanto invece riguarda lo stato debole,, ciò deriva dalla intrinseca debolezza che esso ha sempre mostrato nei confronti dell’istituzione ecclesiastica. Cosa che ci ha sempre impedito di avere di fronte uno stato veramente laico che facesse rispettare a tutti i valori di convivenza civile da condividere. Ciò fa si che tutto sia affidato alla buona volontà dei singoli ed allo spirito d’iniziativa delle comunità locali, senza alcuna direttiva generale e politica che renda meno caotica e incomprensibile quella che viene chiamata come integrazione. Se uno stato è veramente laico ed equidistante dalle religioni praticate dai suoi cittadini, allora farà in modo che non si propaghi un simile sentimento di essere sotto attacco:basterà che emani le giuste direttive, come cercano di fare in Francia o In Gran Bretagna. Ma in questi aesi c’è da dire che sono luoghi d’immigrazione da decenni. il nostro paese lo è soltanto da pochi anni. E per di più abbiamo una società politica molto degradata e legata a doppio filo con corruzione e servilismo verso la chiesa cattolica. Questo per dirti che, non siamo noi che stiamo inducendo a considerare il nostro paese come il bengodi, casomai ci stiamo dimostrando semplicemente incapaci di risolvere non solo i nostri problemi, bensì anche quelli di coloro che, un tempo, avevamo definiti come popoli da colonizzare. Ci racchiudiamo sempre più nel nostro piccolo, lasciando che il mondo ci asedi, rinunciando a governare i grandi processi della storia. E questo rischia di condannarci a sparire. Ma non per colpa delle migrazioni, bensì per la nostra limitatezza di vedute. E ti confesso che anch’io sono molto impensierito da questa massa di umanità in cammino, solo che cerco di capire dove sbagliamo noi e dove sbagliano costoro che arrivano…
                In definitiva: la percezione di essere materni trovo che sia alquanto deviata,eufemisticamente parlando, poichè di tutti quei soldi stanziati per l’integrazione, ben poca cosa va ai diretti interessati; il resto copiosamente viene reimmesso nell’economia della miriade di onlus ed associazioni di volontariato varie che si occupano della cosa. Quindi non capisco cosa ci possa essere di materno in tutto ciò. Per quanto riguarda poi le iniziative estemporanee di qualche prete, insegnate, circolo scolastico o altro, è sempre dovuto, come dicevo alla solitudine in cui lascia l’assenza di linee politiche generali sull’argomento integrazione………

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