Che palle!

Il mio albero è molto ordinato. Lo sto guardando adesso, mentre scrivo, dal divano, ed è veramente ordinato. Mette paura da quanto è ordinato. Io sono stato interdetto dall’avvicinarmi all’allestimento, perché i miei accostamenti cromatici non sprizzano armonia e buon gusto. Metto palle a caso, per capirci, e possibilmente tutte quelle che trovo nello scatolone. Non vedo la necessità di effettuare un turn-over delle palline natalizie, si sono già riposate tutto l’anno, ma è il mister che decide la formazione.
Comunque non m’importa, tanto in fondo al mio cuoricino l’albero è rimasto un accessorio, un’usanza nordica, che da piccoli facevamo giusto per non farci mancare niente; le palline erano di vetro, delicatissime, e quelle nuove si compravano solo quando si rompevano quelle vecchie.

Abbiamo un nuovo governo. E’ uguale a quello di prima. Deve cambiare la nuova legge elettorale fatta da loro stessi appena pochi mesi fa e con la quale non abbiamo mai votato. Sarebbe meglio che i governi non si impicciassero di leggi elettorali e costituzionali, secondo me, ma pare essere lo sport preferito. Una dimenticabile ministra dell’istruzione di qualche anno fa sostiene che il popolo non mangia leggi elettorali. Ai tempi, un suo compagno di governo sosteneva che nemmeno con la cultura si mangia. Sarà mica che si sono già mangiato tutto?

Il presepio mette allegria. Uno dei momenti più belli, da bambini, era quando si usciva e si andava per campi, muniti di sporta di plastica non biodegradabile e coltellino, a raccogliere il muschio (il “vellutino”) per fare il prato. I personaggi erano tutti in gesso, mica in resina o in plastica: ognuno portava i segni delle mille battaglie combattute. Lo zampognaro aveva perso più di una volta la testa per la lavandaia; al soldato romano qualche barbaro aveva tagliato un braccio e lo aveva riattaccato approssimativamente.

Fino a qualche anno fa per il presepio usavo un bel tavolo, un metro per un metro, e ci mettevo sopra tutti i personaggi che avevo: grandi, piccoli, il deserto, il laghetto, le casette di montagna, animali, tanti animali.
E’ un segno dei tempi che un argomento che dovrebbe ispirare tenerezza come il presepio sia diventato motivo di lite. Quando mio figlio andava alle elementari ci fu una polemica perché una maestra, piena di zelo multiculturale, aveva sostituito in una canzoncina di Natale la parola “Gesù” con “virtù”, per non offendere la sensibilità dei musulmani, diceva lei (poi ha ritrattato). Secondo me, al netto della laicità della scuola ed altre correttezze politiche, è una sciocchezza non far sapere perché festeggiamo il Natale, se no sembra che lo facciamo solo per far felici i negozianti e Amazon.

Quando ero piccolo io i musulmani non esistevano. Perlomeno non in Italia.
Sapevamo che vivevano da qualche parte tra Turchia, Marocco (che tutto il nordafrica era Marocco) e Arabia Saudita, ma ignoravamo che ce ne fossero di diversi tipi, molto litigiosi tra di loro peraltro. Sunniti e Sciiti? Già avevamo difficoltà a capire le differenze tra Cattolici e Protestanti, figurarsi. I Buddisti se ne stavano in Tibet; i Confuciani in Cina. Che poi anche il Tibet è in Cina, anche se loro non vorrebbero. Gli Indu stavano in India e adoravano le loro vacche sacre e magre. Poi c’erano quelli che pensavano che le religioni fossero l’oppio dei popoli e forse avevano ragione, ma purtroppo si sono estinti e sono diventati liberali(sti).

Mezzo secolo fa, a scuola i personaggi li facevamo con il Pongo; prima si costruiva l’impalcatura, l’anima, con il fil di ferro, che poi si rivestiva con gli strati necessari di materiale colorato. Vi ho già raccontato di quell’anno che i pupazzi furono vandalizzati da due antesignani dell’Isis, e della dura punizione che li colpì. Ora molto probabilmente i genitori avrebbero denunciato i maestri o meglio ancora avrebbero picchiato il maestro, non il proprio figlio, come successo non più di un mese fa a Palermo ad un professore che aveva osato rimproverare il loro pargoletto.

A leggere certi illustri commentatori de “La Repubblica” sembra che tutti i sostenitori del Si siano dei fini costituzionalisti, e quelli del No degli emeriti coglioni. Respingo questa accusa: non sono emerito!

Anno dopo anno il mio presepio si è ridimensionato. Il tavolo è stato venduto, lo spazio man mano si restringeva così come il tempo che mi veniva concesso per il progetto. Quest’anno si è dovuto rifugiare in una mensola della libreria di mio figlio, 30 x 50: minimalista, con sette personaggi sette e zero animali. Con un piccolo colpo di stato sono stato esautorato anche da questa realizzazione, che ha preso vita con due ore di lavoro al posto dei giorni che ci dedicavo io e soprattutto senza lasciare segatura o sassolini in giro. Le decine di pupazzetti che avrei usato affastellandoli uno sull’altro sono rimaste a dormire nello scatolone, in attesa di tempi migliori.

A proposito di colpi di stato, l’amico Erdogan continua a imperversare, anche ieri ha arrestato qualche centinaio di oppositori politici (curdi). Sta pensando anche lui di cambiare la Costituzione, è una mania.

Qualcuno ha inventato un buon sistema per evitare la confusione: una parente stretta ha fatto il presepio tipo plastico della ferrovia: è tutto incollato su una base, e basta poi mettere i personaggi. Molto pratico! E di bell’effetto. Per l’anno prossimo io sto pensando di usare uno schermo fisso con una foto del presepio Caracciolo di Napoli: altro che pecorelle!

Mi è piaciuta la mossa di Trump di nominare ambasciatore per la Cina un amico del presidente Xi Jinping ed a segretario del dipartimento di stato un amico di Putin. Da quelle parti guerre non dovrebbero essercene, perlomeno. Non avrebbe amici anche per l’Iran e Cuba, Mr. Trump?

Insomma, quest’anno lo spirito natalizio non pervade il mio animo. Rivoglio i tempi in cui le palle bianche potevano coesistere senza problemi con quelle rosse e blu; in cui i fiumi erano fatti di carta stagnola, quella dei pacchetti di sigarette e delle tavolette di cioccolata; quando Natale veniva una sola volta all’anno e i panettoni non si vendevano a settembre; in cui chiedevo a Gesù Bambino una pistola da cow-boy e non capivo perché arrivasse sempre, immancabilmente, un libro.

(115. continua stancamente)

gentiloni2

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34 pensieri su “Che palle!

  1. Senti un disincanto che, larvatamente, s’intrufola tra le righe, fino a trionfare come sfinimenti… Proprio l’altra sera sono andato a vedere “Io Daniel Blake”. Adesso leggo questo tuo post: mi convinco sempre più che vogliano prenderci per sfinimento…
    Un caro saluto…

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  2. Caro Giorgio sempre un piacere leggerti. Sai che ho fatto anch’io albero e presepe da sola? Ma i miei sono scusati : non ci sono mai. Comunque penso che vi farò vedere le mie opere appena posso. Per ora dopo aver sorriso leggendoti, ti mando lo stesso che ho ancora stampato in viso accompagnato da un grande abbraccio. Isabella

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  3. Mi sento esattamente come te questo Natale, compresi il poco spirito natalizio, l’abulia, il rimpianto dei presepi andati e delle palle di vetro, ogni giorno di più presa per il c… e, quindi, soprattutto lo sfinimento! L’albero lo devo ancora fare … il mio presepe si è ridotto alla capanna … dai, consolati! 😀 😀 😀

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    • Ah, ah, mi consolo! Sei un pò in ritardo con l’albero, qui con l’Immacolata va fatto tutto… qualche anno fa al lavoro avevamo un alberello con le palline già attaccate, bastava tirarlo fuori dal cassetto et voilà era già pronto! Poi ci hanno tolto i cassetti, dicendo che le postazioni dovevano essere intercambiabili, ognuno è rimasto al suo posto ma senza cassetti (e senza albero!). Pare una metafora… quasi quasi ci faccio un post! Buon pomeriggio!

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  4. Bello leggerti, interessante, un miscuglio di tue sensazioni diverse che si intrecciano.
    Io non farò l’albero e neppure il presepe.
    Forse qualche piccolo addobbo colorato. Forse.
    Non sento Natale in me.
    Un sorriso per te
    gb

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      • Sono convinto che siamo in un’età di mezzo (non nella terra di mezzo o forse anche), in attesa che qualcosa nasca. Forse io non lo vedrò, o forse gli occhiali del disincanto non me ne faranno accorgere, ma i movimenti di popoli sono così tumultuosi che qualcosa ne scaturirà per forza…

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    • Io ho preso anche un paio di presepini, di quelli fatti da mani abili su qualche radice di albero. I personaggi sono alti un centimetro, ed il bambinello mezzo centimetro… ma rendono l’idea. Ne ho piazzato uno sopra le cassette delle lettere, all’ingresso del nostro condominio, dove gli unici bambini sono due bambine marocchine. L’altra sera, rientrando, la più grande delle due sorelline stava cercando di spiegare alla più piccola cosa significasse per i cristiani quel piccolino… “per loro è come il nostro Allah” e la piccolina “e allora perché non lo facciamo anche noi e ci mettiamo in mezzo Allah… “… tenerissime!

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  5. ho letto d’un fiato…..capisco i tuoi sentimenti di quest’anno….. per quanto mi riguarda se posso lasciarti un pensiero, da bambina non ho mai avuto un Natale…anzi sino a 22 anni non ho mai avuto nessuno con cui festeggiarlo dunque, ora che sono vecchietta e mamma, me lo concedo come hai visto in due modi diversi. Uno nero, il mio personale, e uno rosso per la mia famiglia. E’ stato straziante fare pace con questa festività, ci ho messo anni…ma ora che sono adulta riesco a gestire il tutto…prima in orfanotrofio poi con dei genitori adottivi “vuoti”…cos’era il Natale? scusa sentivo la necessità di risponderti così, con onestà. :))))

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