Insalata di Farro e tristezze miste

In preda ad un attacco salutista dovuto probabilmente ai sensi di colpa derivanti da sovra-libagioni estive ieri, invece della pasta pasticciata che lo  chef della mensa che frequento proponeva riciclando sapientemente gli  avanzi del giorno precedente, ho voluto mortificarmi prendendo l’insalata di farro.

Non sottovaluto l’importanza storica di questo alimento, che ha accompagnato le legioni romane per secoli; tuttavia confesso che fino a pochissimo tempo fa la mia dieta ne ignorava l’utilizzo e ciò nonostante sono sopravvissuto discretamente.   Sembra comunque che abbia delle proprietà positive rispetto ad altri cereali: meno glutine, meno calorie. S’intende, benefiche per chi ha la pancia piena, perché per gli altri qualche caloria in più non guasterebbe.

Ultimamente c’è stata una riscoperta, grazie allo sviluppo dell’agricoltura biologica, di tante coltivazioni di cui si era persa memoria. Le reputo iniziative lodevoli, e attribuisco interamente alla mia ignoranza l’incapacità di cogliere questa gran differenza tra bio e non bio se non nel prezzo:  e se mi vedrete dondolare la testa su e giù davanti ad un piatto di farro in segno di approvazione è solo per non fare la figura del retrogrado.

Insomma, a me il bio mette tristezza. Il mio inconscio si rifiuta di associarlo a belle tavolate di gente festante, ma piuttosto a sette di penitenti intenti a vendere l’argenteria della nonna per acquistare da perfidi spacciatori dosi giornaliere di zucchine e melanzane. Quando invece penso alle cose genuine, ai sapori di una volta, penso a quei bei pranzi della gioventù.

Sapete, una volta le famiglie di lavoratori non andavano al ristorante. Tra l’altro mezzo secolo fa, dalle mie parti ovvero sulle colline maceratesi, non è che ci fossero tutti questi ristoranti. Quando lo facevano, era per occasioni speciali: matrimoni, comunioni, cresime. Battesimi e funerali no. Siccome i figli erano parecchi, comunioni e cresime venivano ottimizzate per fare in modo di accorparne almeno un paio alla volta.

Il pranzo tradizionale di matrimonio, una maratona del gusto, consisteva con piccole varianti di:

  • antipasto di affettati misti: ciabuscolo, salame lardellato, a volte salsiccia di fegato, lonza, prosciutto; a proposito della lonza, in alcune zone d’Italia viene chiamata coppa, mentre nel maceratese è la soppressata ad essere chiamata coppa;
  • minestra per sciacquarsi la bocca, in genere straccetti ovvero uova strapazzate nel brodo di carne bollente;
  • lesso (“l’allesso”), da non confondere con il bollito; la carne usata per il brodo, insomma, cioè mucca e gallina (vecchie entrambe), e anche cappone,  con contorno di verdure, spinaci o erbette.

Questa prima parte serviva, come si diceva, “per preparare lo stomaco”, poi si passava ai primi:

  • tagliatelle all’uovo (o pappardelle) con sugo di papera (anatra);
  • ravioli di ricotta con sugo di pomodoro;
    qui voglio dire, e spero di non offendere nessuno, che gli sfogliavelo non mi piacciono: la pasta per me si deve sentire sotto i denti, e quella si sentiva, eccome.

Dopodiché, dopo una doverosa pausa, si passava ai secondi:

  • arrosto misto (pollo, maiale, agnello, vitello) con insalata per pulire la bocca;
  • frittura mista (la carne di cui sopra, ma fritta; olive ascolane; crema fritta).

Infine gran finale, con lingue impastate e palpebre cascanti:

  • pizza battuta (ovvero pan di spagna) farcita con crema pasticcera; oppure crostate con frutta di stagione; ovviamente spumante, di solito Moscato;
  • caffè e ammazzacaffè (i più duri prima si facevano il caffè corretto al Varnelli e, poi, l’ammazzacaffè)

Ora che mangio come un uccellino, anche se la mia consorte afferma il contrario, mi chiedo come fosse possibile, considerando anche i bis; venivamo diffidati dal mangiare il pane per non riempirci, al contrario di quanto succedeva a casa, dove invece venivamo esortati a mangiarlo eccome.

Mio padre lavorava abbastanza spesso per un’impresa edile; quando un cantiere si chiudeva era usanza, e spero sia rimasta ancora oggi, che il titolare offrisse la cena a tutte le maestranze: carpentieri, muratori, idraulici, elettricisti. Due o tre volte partecipai anch’io, un po’ intimorito da quella gente rude; in genere non spiccicavo parola, ingenerando in quegli uomini il dubbio che quel figlio di Nino, di cui si decantava l’intelligenza, fosse purtroppo muto.

Ve ne sarete senz’altro accorti, che in questi giorni a Rio de Janeiro si stanno svolgendo le XXXI Olimpiadi dell’era moderna. Mangiando quell’insipido farro, e orgoglioso per meriti non miei, riflettevo sul fatto che gli atleti italiani sono come sempre nei primi posti del medagliere ed hanno, da soli, più medaglie di tutta l’Africa messa insieme.

Come pingue rappresentante di questa parte opulenta del mondo, sono incline all’autocritica. E sia: colonialismo, sfruttamento, colpi di stato, FMI, Banca Mondiale e via discorrendo. Ma non sarebbe ormai onesto da parte delle elites dei paesi africani, a più di sessant’anni dalle varie indipendenze, fare delle considerazioni e dei consuntivi su come questa indipendenza l’hanno usata? Hanno operato per il bene comune od hanno pensato più che altro ad arricchire loro e i loro clan? Pochi ne escono bene.

Non vorrei sembrare un sostenitore del fardello dell’uomo bianco o un nostalgico dell’Africa Orientale Italiana, ma siamo sicuri che gli eritrei che si affollano in stazione a Como, o i somali o gli stessi novanta milioni di etiopi, non sarebbero stati meglio sotto una amministrazione fiduciaria italiana (o al limite dell’Onu) visto che da soli per sessant’anni non sono stati capaci di altro che di farsi guerre? Se fossi in loro chiederei di essere annessi all’Italia come stato federato, come il lontano Alaska per gli Usa; così in poco tempo diventerebbero cittadini europei e potrebbero scorrazzare dove meglio credono, in barba ai doganieri svizzeri.

Infine, anche se nessuno ne sentirà il bisogno,  vorrei dire anch’io due paroline sul divieto per i burkini, tormentone del momento. A parte il fatto che li trovo tremendamente sexy, ma questa dev’essere una mia perversione, non capisco che male facciano; un conto è il burka che copre la faccia, che vieterei senza dubbio, ma questa specie di costume intero non vedo come possa dare problemi di ordine pubblico; a questa stregua allora le suore delle colonie estive non potrebbero più andare in spiaggia, e questa sarebbe una vera cattiveria.

Comunque, oggi, pasta al forno.

(107. continua)

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25 pensieri su “Insalata di Farro e tristezze miste

  1. Dici bene su tutto. Se l’Africa è ancora com’è non è tutta colpa del malvagio Occidente… E non è certo il burkini il problema… (ma siamo in estate e allora trattiamo problemi estivi, alle cose serie ci penseremo poi… 🙂 )

    Mi accodo al “viva la pasta al forno”!
    Ogni bene!

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  2. eccomi… allora… certe pietanze, farro compreso, ho imparato a conoscerle, anche se molto a modo mio, da qualche annetto. Le preparo solitamente d’inverno come zuppe che comprendono legumi quali fagioli, lenticchie… altro
    e tenuto conto che quando dico zuppa non la intendo zuppa, ma tiratissima… slurp 😛

    non so rispetto alla questione eritrei… voglio capirla bene: il tuo diventa per me un suggerimento nell’approfondire un qualcosa di estremamente delicato nelle dinamiche; e per assumere una posizione mia che non sia solo dettata dai miei sentimenti devo andarci più a fondo. Quindi mi taccio

    Ma una cosa che è un po’ a lato… ricordo di aver mangiato qualche anno fa in un locale delle pietanze tipiche eritree e cucinate proprio da persone originarie, trasferitesi a Napoli. Non saprei riportarti nemmeno un nome di quei piatti, ma li trovai gustosi e decisamente da provare. E detto da me che riconosco la bontà in senso di genuinità dei cibi, ma non sono una gran mangiona…

    Sul biologico… una volta mi disse una mia amica che produce con gran cura dell’ottimo vino: “tutto dovrebbe essere già biologico”, ma visto che così non va…

    credo il mio commento sia la fiera del vago… ma può essere una sensazione o un risultato legato al caldo che oggi incalza dalle mie parti, dopo giorni di frescura 😦

    buona giornata
    al prossimo articolo!!!

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    • Si, nonostante quello che scrivo anche a il farro piace nelle zuppe, al posto del riso… per gli eritrei/etiopi etc. ho una certa simpatia dovuta alla possibilita’ non remota di avere da quelle parti qualche cugino, grazie a mio nonno costruttore d’Imperi. Sul bio scherzo, e ideologicamente sarei d’accordo con la tua amica, ma ora come ora temo che sfamare 7 miliardi di persone (in crescita) col bio sia illusorio. E’ una cosa che va bene per chi problemi di mangiare non ce li ha… per me tra l’altro andrebbe benissimo: spendendo di piu’ si compra meno roba, dieta assicurata. Certo il sapore non e’ lo stesso… l’ideale e’ coltivarsi un bell’orticello! Buona giornata Dora, per un po’ cerchero’ solo di leggere, e di scrivere poco… ho un po’ di idee ma sballonzolano tra di loro.

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      • …mmm… io dico che alla fine tieni tieni, pure scrivi, proprio per effetto sballonzolamento! vedremo…
        buona domenica, Giorgio
        Non sono certa di aver compreso perfettamente il “costruttore d’imperi”… anche se sto sorridendo come se avessi certamente compreso…
        Questa la capiremo al primo segnale di presenza d’un tuo cugino… 😛
        a presto!

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  3. hi ahi ahi giorgio…che c’entra il paternalismo colonialista, mo? ehm…chi foraggia le elite di cui parli? e chi ha succhiato risorse umane e del territorio per secoli? Io mi rivedrei il finale del film di Rosi “Il caso Mattei”…e poi il farro non è cibo esclusivamente africano…(anche se a me fa un po’ senso e sono un tifosissimo della pasta al forno. Quella con tanto di polpettine si intende)…ciao

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    • Sono stato un po’ provocatorio, lo so… tempo fa lessi un libro “La carita’ che uccide”, di Dombisa Moya, una giovane economista, che sosteneva in pratica di smetterla con il nostro sistema di finanziamenti, Onlus, ong, progetti speciali.. allimentavano solo la corruzione e non servivano al popolo. Sono d’accordo, cosi’ come ho ben presente le responsabilita’ occidentali e non solo (la guerra fredda non e’ che li abbia aiutati molto), ed ora anche i cinesi ci mettono del loro. E’ anche vero che sessant’anni sono un tempo storico brevissimo… ma stasera ero nel piazzale della stazione di Como, dove l’accampamento cresce, ed ho partecipato ad una preghiera con un gruppetto di ragazzi eritrei… giovanissimi… e non ho potuto fare a meno di chiedermi, con rabbia, se davvero era quella l’indipendenza che pensavano…

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      • capisco Giorgio…capisco…certo che non era quella, ma non è certo la civiltà e il progetto occidentale il loro eden…io ho un rispetto antico per le culture diverse…e non dimentico che siamo tutti originari dell’Africa, grande madre di tutti noi…Non ho la soluzione, ma le barriere , le frontiere il filo spinato sono il versante orribile della paura… Dobbiamo rischiare l’accoglienza anche se ci costerà sacrifici e convivenze difficili…il mutamento in atto potrà pure travolgerci, ma potrebbe venirne fuori un umanità più aperta, nuova…io ho fiducia.

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  4. Sei sempre il solito grande caro Giorgio. Sul bio ti garantisco che ho qualche dubbio , non sempre è sinonimo di qualità maggiore. E poi lasagne, pasta al forno…vuoi mettere? Però sul farro ti dirò che mi piace molto, ma in genere tutti i cereali. Hanno un sapore ricco che il mio palato gradisce. Per quanto riguarda il burkini ti do ragione. Via il burka ma se gradiscono bagnarsi col burkini lo facciano pure. Non mi disturba. Un bacione domenicale. Isabella

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    • Il farro mi piace di piu’ nella zuppa, l’insalata di farro non molto… sul bio ammiro molto la riscoperta della terra, il salvataggio di varieta’ che altrimenti sarebbero andate perse, il lavoro sul territorio. L’unica cosa, al netto delle truffe, e’ che ho l’impressione che mentre ci balocchiamo col bio ci sono milioni di persone che gradirebbero mangiare qualcosina, anche con qualche concime… d’altro canto pero’ Vandana Shiva, che ammiro molto, ci ammonisce a ritornare ai sistemi e alle coltivazioni naturali perche’ stiamo andando a sbattere contro un muro… speriamo di arrivare a vedere un mondo dove tutto sara’ bio, ma che sia alla portata anche dei poveri pero’… Buona serata Isabella!

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  5. Ho un’amica, cuoca meravigliosa, che sa preparare piatti gustosi e golosi anche col farro e qualsiasi altro cereale. Ricordo un pranzo estivo con diversi primi freddi a base di pesce e frutti di mare, nessuno con pasta e riso.
    La sera prima cena con più di venti persone a base, principalmente, di polpo e patate. Sinceramente il pranzo non aveva nulla da invidiare alla cena.
    E’ come lo condisci, il farro, a fare la differenza.
    Non il fatto che sia bio (che poi quasi nulla lo è)

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    • La tua amica potrebbe cortesemente venire a cucinare nella nostra mensa? 🙂 secondo me l’insalata di farro era triste perché chi l’ha dovuta preparare era triste, dovendo preparare certi piatti invece di quei bei brasati e polente invernali. Comunque io sono di bocca buona, mangio di tutto salvo poi lamentarmi sommessamente… la zuppa con il farro ad esempio non mi dispiace. Però, se posso scegliere (e non sempre accade…) preferisco un bel piatto di pasta, o una minestra di legumi… Polpo e patate ottimi! Belle tavolate, vedo, così si fa! Buona giornata!

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      • spesso dice che potendo, dovremmo aprire un locale, possibilmente nel salento. Io mi occupo di dolci, lei cucina il resto.
        In mensa pagano pochissimo, le conviene stare dov’è… abbiamo il mutuo da pagare, i figli… Ed oramai è diventata abilissima a mandare a fanculo colleghi e professori con meravigliosi, ma chiari, giri di parole 😉
        Buona giornata a te.

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  6. Dico subito che al bio non credo…al biologico (nello stretto senso della parola) ancora meno.
    Sono magrolina e ho l’immensa fortuna (così dicono, ma anche questo a volte è un problema) di avere un metabolismo che brucia tutto in breve tempo, quindi ci do sotto con tutto…dalla pasta al forno, ai dolci. Però, però, ti dirò che forse essere una discendente dei legionari romani mi fa apprezzare il farro, mi piace tantissimo e lo consumo insieme ad altri legumi o verdure. Buonissimo ed energetico.
    Sul burkini hio lasciato già un commento in altro blog, sono favorevole, l’importante è metterci la faccia. Scoperta.

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