Austerity!

Torniamo alle biciclettine rosse, che è meglio.

L’inverno 1973-1974 avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. I paesi mediorientali avevano deciso di chiudere i rubinetti del petrolio agli americani, come ritorsione per l’appoggio fornito agli israeliani nella guerra del Kippur; questo portò ad un aumento esagerato del prezzo del petrolio; e così i paesi europei, che in larga misura da quel petrolio dipendevano, si trovarono costretti a varare delle misure di contenimento dei consumi e degli sprechi: l’austerity.

Tra le varie misure prese, che comprendevano ad esempio lo spegnimento delle insegne commerciali e la fine anticipata dei programmi televisivi, quella che ricordo con più tenerezza fu quella di vietare assolutamente il traffico privato la domenica. Innanzitutto ci tengo a dire che quelle norme non furono la solita burletta all’italiana, del tipo: fatta la legge scoperto l’inganno. Potevano viaggiare solo i mezzi di trasporto pubblico e quelli di pubblica utilità (pompieri, polizia, ambulanze..) e le norme valevano anche per le autorità. I controlli erano capillari e le pene severe.

C’è da dire che per me e quasi tutti i miei amici cambiò poco: in paese grandi insegne luminose non ce n’erano e al cinema la sera non andavamo. Non abitando in pianura, la bicicletta d’inverno non era molto usata. Ma anche per gli adulti non cambiò granché: la società non era ancora completamente rimbambita dal consumismo; la domenica i negozi erano chiusi e non si andava in pellegrinaggio nei centri commerciali, che non esistevano nemmeno; i weekend erano roba da ricchi o da cittadini, da noi al massimo si poteva andare a fare delle scampagnate. L’automobile alla domenica serviva essenzialmente per andare a vedere la partita quando la squadra del paese, che allora militava in seconda categoria, giocava in trasferta.

La partenza di solito era organizzata così: ci si radunava in piazza alla sanfasò; si contavano le auto e ci si distribuiva in modo da ottimizzare il carico, riempiendole tutte fino al limite consentito, e si partiva in corteo. Car sharing, lo chiamano adesso. Questo in quell’inverno non si poteva fare: quindi i sostenitori si organizzavano affittando dei pullmann.

Certo i viaggi collettivi hanno tanti pregi ma anche qualche difetto: ricordo un ritorno da un paese di montagna, dove incautamente partii senza aver prima svuotato la vescica: vergognandomi di mostrare la mia debolezza e soprattutto la mia poca lungimiranza, sudai freddo tutto il tempo e la trattenni fino all’inverosimile finché, ormai rantolante, non dovetti cedere a pochi chilometri dal paese, implorando l’autista con voce appena udibile di fermarsi, che altrimenti gliela avrei fatta lì sopra.

Tornando a quelle antiche partite, non è che non ci fosse ogni tanto qualche scazzottata, ma l’impressione generale è che gli spettatori fossero meno esagitati di oggi: si ricorreva più all’ironia che all’insulto. Mio padre ad esempio non l’ho mai sentito insultare nessuno. Mio figlio non avrebbe potuto dire lo stesso di me, se solo mi avesse accompagnato in qualche partita, ma avrebbe dovuto nascere un po’ prima: infatti nell’ultima a cui ho assistito giocavano ancora Passarella e Altobelli ed il Como era in serie A, l’Inter schierava in porta Astutillo Malgioglio al posto di Walter Zenga ed io stetti tutta la partita sul chi vive per timore di essere coinvolto in qualche rissa, come mi era successo con un amico a Rimini in una gara di coppa Italia tra Rimini e Foggia, dove reputammo una buona idea metterci in curva con i suoi conterranei: invece proprio loro cominciarono non so perché a spintonarlo e si arrivò a scambiarsi delle sberle (più che altro a prenderle, le tecniche rudimentali di combattimento apprese nel corso ufficiali ci servirono a poco non avendo a disposizione un 40/70 Breda-Bofors, per chi è pratico di cannoni): smisero solo quando si qualificò insultandoli in dialetto: ma vafammokke a chi t’è stramurte!

Il mio fratello mezzano, dopo una promettente carriera da portiere, assecondando una vocazione autoritaria si iscrisse al corso arbitri. Severo ma giusto, raccontano le cronache: questo però non lo metteva al riparo da critiche di parte, che coinvolgevano spesso le comuni madre e sorella. Non avendo la patente, all’inizio lo accompagnava spesso nostro padre. Ho già accennato che mio padre ha iniziato a lavorare a dieci anni, a bottega da un fabbro: la mazza pesava quasi più di lui, per dire. Ha delle mani dure come il ferro, che non ha mai alzato su nessuno (fortunatamente); l’ho visto caricarsi in spalla un comò e portarlo in soffitta su una scala a pioli. E’ una persona mite, ma è meglio non rompergli le scatole, se intendete.

Dunque, durante una partita, un esagitato dagli spalti, in vicinanza della rete, si mise ad insultare l’arbitro, che incidentalmente era mio fratello; i ripetuti richiami alle prestazioni sessuali della sua, nonché mia, madre non furono graditi dal nostro genitore, che educatamente si avvicinò all’intemperante per chiedergli se effettivamente conoscesse la signora di cui decantava le lodi; alla risposta esageratamente affermativa capitò che a) il millantatore si ritrovò penzoloni, sorretto per la cinghia dei pantaloni ed il colletto della maglia, da un babbo comprensibilmente infastidito come potrebbe esserlo un gorilla al quale piombi addosso un bambino; b) l’ondeggiamento a cui fu sottoposto il buzzurro faceva presagire un suo pronto ingresso in campo e non dall’ingresso principale; c) solo un accorato appello della tifoseria vicina convinse mio padre dal desistere nel proposito di farlo planare in campo come invasore solitario. L’arbitro non fu più menzionato.

Avviso: la parte seguente con le biciclette rosse non c’entra. Sono sproloqui nostalgici, fossi in voi li salterei.

A questo penso quando si parla di austerità… parola che in Europa abbiamo prostituito, come giustamente dice l’ex presidente uruguagio, una delle persone che più ammiro, Pepe Mujica. Austerità è sobrietà dei consumi e dei comportamenti; limitazione del superfluo (non del necessario!); è tener conto che perché ce ne sia per tutti, ognuno deve rinunciare a qualcosa.

Non è il taglio dei servizi e dei diritti per dare soldi alle banche; non è strozzare interi popoli per gli errori ed i latrocini dei loro governanti, che erano spesso complici di quelli che adesso si ergono a giudici; non è regalare soldi pubblici ai padroni che non creano posti di lavoro ma vogliono solo risparmiare sui contributi (poi le pensioni le pagherà Pantalone); non è mantenere l’economia in deflazione per far si che chi è indebitato non possa mai uscire dai debiti; non è ridurre la democrazia a carne di porco cercando scorciatoie elettorali o costituzionali  autoritarie. Per me, intendiamoci: non pretendo di aver ragione…

(98. continua – ancora due ed è fatta)

malgioglio

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19 pensieri su “Austerity!

  1. Carina la menzione del Breda-Bofors,che era un gingillo imperioso.Vero che erano “altri” tempi (i tempi della gioventu’ !) ma la societa’ (in superficie) era piu'”semplice” ,rammenta le capigliature delle ragazze? “cotonate”? sembravano tante torri di Pisa! ma come si fa’ a dare ad una “creatura” il nome Astutillo…..!

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    • Io abitavo in un piccolo paese, e tutto arrivava un pò ovattato… e da ragazzi, tutto era occasione di divertimento. Le ragazze erano uno spettacolo, con quelle minigonne! Certo che se si pensa che decisero quelle misure in un unico, se non ricordo male, consiglio dei ministri, e il consenso fu pressoché unanime, ritorno sempre alla qualità dei governanti… e dei governati, anche. Ma esistono ancora i cari vecchi 40/70? In qualche museo, magari? Avevamo, se non ricordo male, anche due (o quattro?) mitragliatrici Browning per batteria… certo ora in tempi di droni e missili intelligenti il tutto fa un pò ridere… anche allora però ci auguravamo di non doverle mai mettere alla prova! C’era più fantasia anche nei nomi! (Ha più o meno la mia età, il buon Astutillo, ed una grande storia…). Buon 2 giugno!

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      • Si fu deciso tutto con un unico Decreto, beh i vecchi Breda Bofors,saranno in qualche museo (Svezia) le Browing “girano” se é per questo sono in piena attivita’ anche le “vecchie” MG 42….per i Droni e …i Cruise…..VANNO BENISSIMO!!!! Certo gli scandali c’erano e ci saranno sempre,ma vuole mettere “l’eleganza” di un Rovelli con i baffetti? oggi un ragazzino non gli darebbe una cicca…o Calvi o Gelli?Ce li vedete nei “salotti televisivi”attuali? era un Italia,feroce ma in fondo domestica….anche chi faceva “carognate” quasi, lo “riconosceva”! oggi son tutti verginelli,il destino ingrato e le alcove… sono “aperte”saluti buon 2 Giugno

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  2. Un tuffo nel passato, con la consueta garbata ma acuta ironia, per raccontarci di un oggi che, per quanto mi riguarda, riesco a differenziare dal “ieri”solo per i nomi e le persone che perpetravano le ladrate. Per il resto la storia procede come sempre: dagli scandali di Sindona, Calvi, Riva ed altri, dalle catastrofi del Vajont, di val di Stava ed altro, si è passati forse a qualcosa di meno sottotraccia, però comunque diffuso: insomma, un paese che da sempre esercita la corruzione, il malgoverno e la sopraffazione. L’unica cosa che trovo di diverso è il fatto che, allora, data la guerra fredda in svolgimento, da parte degli alleati c’era un po’più di comprensione e disponibilità per le nostre attività finanziarie e ingegneristiche alquanto spericolate, come dimostra la mai finita ed infinita Salerno Reggio Calabria… Più che mai piacevolissimo leggerti, una boccata d’aria fresca……
    Un caro saluto

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  3. Complimenti, bel racconto! Per quanto riguarda il calcio lo frequento molto poco… Le uniche partite di Serie A che ho visto dal vivo (con un mio zio) furono Fiorentina-Ascoli e Fiorentina-Udinese di quando capitano della Fiorentina era un certo Claudio Merlo… In compenso ricordo di aver assistito a fine anni ’80 ad una partita della Nazionale Cantanti sedendo in tribuna del Franchi dove si scatenò una rissa per un posto… Da allora sono tornato allo stadio solo per concerti rock e quest’anno ad Empoli per un’altra partita della Nazionale Cantanti.
    Sull’Austerity ormai i nostri politici non sanno più cosa sia… Lo sanno invece gli italiani: quelli che la subiscono perchè non arrivano alla fine del mese e quelli più saggi e intelligenti che la praticano come scelta di vita… solo che adesso la chiamano “decrescita felice”.

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  4. Un tuffo nel passato…non troppo poi. Mi è piaciuto leggere.
    Comunque le domeniche in bicicletta le rimpiango, eravamo un gruppo folto e Roma era nostra!
    E mi domando come non avessi dolori alle cosce e hai glutei visto i chilometri che affrontavamo…ah, giusto, ero giovane 😉

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