Casatschok

Ripubblico questo pezzetto per augurare a tutti, lavoratori e non, un buon Primo Maggio!

L'uomo che avrebbe voluto essere grave

La mattina del primo maggio il paese veniva svegliato dalle note della banda che eseguiva ad libitum  l’Inno dei Lavoratori. Con gioia birichina andavamo a svegliare proprio quei lavoratori che più di altri avrebbero avuto il diritto di riposarsi, almeno nel giorno della loro festa, ma c’è da dire che allora la gente non era solita crogiolarsi sotto le lenzuola.

Non tutti sapranno che le parole di quest’inno sono state scritte nell’ottocento nientemeno che da Filippo Turati; della qual cosa pochi anche allora erano al corrente ma non il nostro maestro, vecchio socialista, che ce lo proponeva con particolare piacere. Gli strumentisti più conservatori a volte opponevano qualche resistenza; per convincerli a suonare Fischia il vento, celebre inno partigiano, bisognava illuderli che si trattasse di Casatschok di Dori Ghezzi.

Pensare di trovare un negozio aperto il primo maggio sarebbe stata (e dovrebbe esserlo ancora, a mio parere) un’eresia. Ci sono…

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