Tripoli, bel suol d’amore

Nel ’68 una ventenne e bellissima Patti Pravo lanciava il brano Tripoli 1969, che raccontava di una donna che soffriva aspettando che il suo uomo ritornasse, o quantomeno ritornasse in se, dopo una battaglia d’amore combattuta in altri lidi e soprattutto altri letti (Tripoli, bel suol d’amore!). Alla fine il battagliero uomo tornava al calduccio della propria casetta dove trovava la mogliettina, che nel frattempo aveva versato più di una lacrimuccia, ad attenderlo; abbastanza controcorrente, all’epoca dei fermenti femministi; oggi direi inverosimile, anche se tutti i giorni le vicende di cronaca che vedono certe donne succubi in maniera quasi masochistica dei loro uomini sono lì a smentirmi.

La Libia è grande quasi 6 volte l’Italia. Essendo il territorio per più del 90% desertico o semidesertico, la popolazione è appena poco più di un decimo di quella italiana; nel 1911, in una delle guerricciole coloniali di inizio novecento, alla ricerca della quarta sponda, la strappammo al moribondo Impero Ottomano e considerando che Tripoli è ad appena 300 chilometri in linea d’aria da Lampedusa ed a 470 da Ragusa, non fu del tutto una cattiva idea. Del resto l’Africa dalla Conferenza di Berlino del 1884 era diventata un grande campo di conquista ed alla giovane nazione italiana non erano rimaste molte verze da sfogliare: parte del Corno d’Africa, dove tra l’altro gli abissini ce le suonarono di brutto, e appunto la Libia.

A proposito di Abissinia, ricorderete di come mio nonno Gaetano fosse partito nel ’35 per civilizzare i sudditi di Hailé Selassié; lo fece perché non aveva mai preso il treno e probabilmente attratto dalla propaganda sulle faccette nere; sospetto che abbia sparso zii illegittimi in giro per l’Etiopia, se così fosse potrei avere qualche parente rastafariano e lo pregherei di farsi vivo con adeguata dotazione di ganja.

Dunque rimanemmo in Libia, con le buone ma spesso con le cattive, fino al ’43 quando gli inglesi ci buttarono fuori a calci; schierare scatolette di latta contro carrarmati M4 Sherman di solito non è un buon viatico per il successo, ma giusto quello ci era rimasto e finì come finì, conseguentemente.

Mio padre non ha un buon ricordo del Nordafrica. Nel ’44, a sedici anni, era stato portato in campeggio all’Alpe del Viceré con un gruppo di coetanei. In quel momento dalle nostre parti “passò il fronte”, cioè i tedeschi  incalzati dagli alleati si attestarono più a nord, sulla linea Gotica; i campeggiatori si trovarono quindi impossibilitati a tornare a casa e si ritrovarono arruolati “volontariamente” nella Repubblica di Salò. Fortunatamente, in uno dei primi turni di guardia a cui furono destinati,  furono presi prigionieri dai partigiani che li consegnarono agli inglesi; questi li impacchettarono per l’Algeria da cui riportò a casa: a) la pelle, e questo fu molto positivo; b) l’avversione per i viaggi in genere e specialmente per quelli via mare; c) la rimozione dei ricordi di tutto quel periodo; d) un odio perpetuo per i campeggi.

Non vorrei apparire nostalgico del colonialismo, ma è un dato di fatto che le varie liberazioni non hanno portato questi gran miglioramenti. Forse gli africani devono liberarsi anche dagli africani; un continente ripieno di ricchezze naturali e di gente che muore di fame evidentemente ha qualche problema. Diciamo che il sistema economico e politico imperante non spinge alla condivisione o almeno alla distribuzione: arrangiatevi e chi può si arricchisca, è la parola d’ordine.

Oggi leggo un’intervista al presidente Obama che definisce il risultato dell’intervento Nato in Libia “una merda”. Queste esternazioni a babbo morto (è proprio il caso di dirlo) lasciano sempre sbalorditi: ma tu dov’eri viene in mente di chiedere? Non mi rassicura pensare che alle prossime elezioni si contenderanno la presidenza del paese guida dell’umanità (secondo loro) la Clinton, artefice di quella merda e moglie dell’altro artefice delle merde nei balcani, e Trump al confronto del quale il nostro Mr. B. sembra uno statista; tra l’altro bisogna riconoscere a Berlusconi che se in quel 2011 non fosse stato politicamente cotto non si sarebbe prestato all’aggressione a Gheddafi, finita con democratico linciaggio, che ha ridotto la Libia a carne di porco.

La quale Libia, occorre ricordare, era uno dei paesi più sviluppati del Nordafrica; la stabilità garantita da Gheddafi, anche a randellate, aveva portato un benessere abbastanza diffuso ed i servizi erano di primordine; in Libia erano a lavorare circa due milioni di immigrati e udite udite i fondamentalisti erano fuori legge. Gheddafi era passato nel corso dei decenni da Grande Satana, in quanto finanziatore di terroristi, a partner affidabile; con noi c’erano accordi economici e militari; sui profughi abbiamo usato la Libia come grande campo di concentramento, pronti poi a rinfacciarglielo quando siamo andati a bombardarlo.

In compenso ora diamo miliardi di euro alla Turchia per tenerli lì, i profughi che scappano da quell’altra merda che è la Siria: quella Turchia che bombarda tutti i giorni i curdi per i quali eravamo andati a far guerra a Saddam. Quindi i curdi iracheni sono buoni perché li gasava il “dittatore” Saddam ma quelli turchi e siriani sono cattivi perché li bombarda il “democratico” Erdogan. Misteri della realpolitik.

Avendo esaurito le riserve di Recioto non sono in grado di prevedere come andrà a finire; intanto potrebbe non essere inutile ripassare qualche strofa della celebre marcetta:

“Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon.
Sventoli il Tricolore
sulle torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!”  
 

(89.continua)

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16 pensieri su “Tripoli, bel suol d’amore

  1. In aggiunta, sempre parlando di realpolitik, completerei il discorso sulla Siria sulla confusione che è sorta in me: Assad era un carnefice da far fuori, ora non ho ben capito se va bene che stia lì oppure deve andarsene ma poi se viene fatto fuori il Daesh si prende tutta la Siria, oppure dobbiamo rafforzare i guerriglieri dell`opposizione siriana, col rischio di creare un altro Isis…sono confuso.

    Sull`Africa invece il discorso è più complesso. Il colonialismo tradizionale è finito ma ha lasciato strascichi e divisioni insormontabili, senza contare che a quello politico è subentrato quello economico: ora, sembra facile fare discorsi terzomondisti spiccioli (perché cioè le multinazionali perché cioè il sistema capisci cioè dobbiamo boicottare, spetta zio che lo scrivo in un tweet col mio smartphone fatto col coltan sporco di sangue), la realtà è molto complessa ma non credo che gli africani si siano realmente liberati dell`Occidente.

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    • Il vezzo di considerare dittatori o amici le persone a seconda di come ci fa comodo dovremmo togliercelo. Insieme a quello di foraggiare bande di fanatici che poi si ribellano ai creatori. La Siria era uno degli stati più prosperi del medio oriente, ed uno dei più laici; è ridotto ad un cumulo di macerie e cara grazia che sono intervenuti i russi… le primavere arabe sono fallite dappertutto ed hanno dato solo spazio a regimi peggiori di quelli che c’erano prima. Le rivoluzioni non si fanno con i like…
      Sulla decolonizzazione sono d’accordo con te, registro che secondo me per loro era meglio quando era peggio, e finché il mondo era diviso in due almeno una speranza di uscire dalla condizione di schiavi ce l’avevano… ora cadono dalla padella dello sfruttamento economico a quella dei fanatismi religiosi, auguri…

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  2. Il problema è sempre il nostro essere perfetti apprendisti stregoni di Fantasia: evochiamo contro tiranni – obiettivamente tiranni – forme sempre mal assortite di opposizioni e poi non ci rendiamo conto che a vincere è sempre l’integralismo per il semplice fatto che gode di strutture radicate che offrono alle enormi sacche di indigenza una parvenza tangibile di stato sociale, assistenza, sanità e scuola. Hanno i quattrii tanto per sovvenzionare la “rivoluzione” quanto per praticare lo Stato. Se per la Libia il discorso è più semplice, per rispondere sulla Siria, signori cari, le differenze sensibili e gli scontri millenari ormai tra sciiti e sunniti lì si declinano nel più barbaro dei modi, complice il fatto che i confini geopolitici non tengono nel momento in cui sono tracciati con la riga senza tenere conto delle forze in campo. Che lo si voglia o no, per il dopo assad, per esempio, non si può prescindere dal far sedere al tavolo tanto gli sciiti quanto i sunniti che hanno in qualche modo supportato l’Isis pur non facendone parte (intere tribù delle zone di confine tra Siria e Iraq, culla di IS)
    Una considerazione su tutte: la democrazia non si importa nè esporta… ed il senso dello stato non puoi colarlo nei cervelli come fosse acqua!

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    • Dovremmo essere più rigidi sull’uso politico della religione. Anche se è pur vero che immaginare un mondo dove tutti aspirino alla democrazia è utopistico… comunque è un bel guazzabuglio, gli interessi in gioco economici, geo-politici e strategici sono enormi, e più il mondo diventa iniquo più disastri vedremo…

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  3. caro Giorgio, ti sfugge l’ovvio:
    per la Siria, è sufficiente “sostituire” Assad con il nostro Fabio Fazio senza barba e pizzetto, e fargli fare quello che va fatto senza che nessuno si accorga di niente; l’originale resta a disposizione di Pietro…
    per la Libia, l’unica resta un Consiglio Superiore permanente intorno ad un tavolino a tre gambe, durante il quale consigliarsi col Colonnello….

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  4. La geopolitica è un gran casino, e in certi luoghi del mondo sembra non esistano opzioni “buone” ma solo meno cattive, ma sempre col rischio di diventare più cattive col tempo…
    Sull’Africa non saprei, sono ignorante ma insomma… l’Occidente ha creato Stati dove prima c’erano guazzabugli tribali, mi sembra che uno dei principali problemi africani siano proprio queste divisioni, da cui derivano scontri di una crudeltà (oggi) a noi sconosciuta, divisioni che appunto non è certo l’Occidente ad aver creato, e non credo che prima del nostro arrivo l’Africa fosse proprio un paradiso di convivenza pacifica…

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    • Assolutamente no… così come in Europa ci siamo fatti guerra per secoli e secoli, così anche loro si sono dati da fare! L’Africa ormai non è più solo terreno di conquista occidentale… basta considerare i cinesi… però un certo atteggiamento coloniale non si può negare che sia rimasto. La Francia ha le sue zone di influenza: Mali, Ciad, Costa d’Avorio… e il petrolio è spartito un pò tra tutti. La Libia, visto che eravamo il primo partner commerciale, forse dovevamo difenderla un pò meglio (sui tavoli politici, dico, opponendoci all’avventura militare di Sarkozy…) invece di farla disintegrare in mille tribù… ora rimettere insieme i cocci sarà duretta.

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      • Sì è vero, l’atteggiamento è rimasto… Non è facile decidere quando intervenire: solo se in qualche modo riguarda il mio interesse economico? per motivi “umanitari”? è giusto intromettersi? è giusto starsene fuori? Diciamo che la cosa più probabile è sbagliare…
        Ogni bene

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  5. Io credo che il colonialismo non sia mai terminato… Ha solo cambiato faccia: è diventato economico e finanziario. E le primavere arabe o dell’est Europa sono state tutte pilotate dall’estero e quando non piacevano più al manovratore straniero, sono state tutte cancellate con un nuovo dittatore di turno (vedi Egitto). D’altra parte se l’Italia andrà in Libia (e qualche politico l’ha già detto sinceramente) non andrà per portare la democrazia o per amore verso i libici, ma semplicemente per difendere gli interessi dell’ENI come la Francia andrà per la Total, la Gran Bretagna per BP e così via…
    Purtroppo fintanto il 20% della popolazione mondiale (cioè noi occidentali) continuerà a rapinare l’80% delle risorse al resto dell’umanità (cioè a quelli del Sud del mondo) avremo un futuro di guerre e terrorismo… Una più equa distribuzione delle ricchezze, dell’istruzione, della sanità farebbe sparire un sacco di guerre… comprese quelle fra le religioni!

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    • Si, sono d’accordo. I movimenti sia in nordafrica che in Ucraina hanno avuto più il carattere di rivolte che di rivoluzioni; ed è sempre così quando non c’è una “idea” condivisa… le cosidette società civili e laiche si sono dimostrate molto divise e deboli; ed alla fine hanno preso il potere quelli più determinati ed organizzati, vedi i fratelli musulmani o i fascisti di Maidan… tant’è che in Egitto, impauriti, abbiamo quasi applaudito al colpo di stato di Al Sisi (ora ci accorgiamo che tanto democratico non è, non si capisce come avrebbe potuto esserlo date le premesse…). Sono un pò pessimista, ma mi sa che se quell’80% non si sveglia e pretende di avere ciò che gli spetta, sperare nella fratellanza degli altri (tra cui fortunatamente ci troviamo noi) rimarrà un pio desiderio…

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