Ave Maria

Tra i tanti trofei di cui posso fregiarmi, senza vantarmene troppo, c’è quello di aver suonato l’Ave Maria di Schubert con la chitarra elettrica. Capitò infatti verso l’inizio degli anni 80 che un compaesano restauratore di mobili, anticonformista ma non abbastanza da non sposarsi in chiesa, chiese ai comuni amici Diego e Antonina, duo tastiera e voce esperti di servizi matrimoniali, di completare l’ensemble liturgico con un chitarrista perché lui in chiesa si sposava si, ma l’Ave Maria la voleva elettrica. Come ricorderete io la chitarra la suonavo, anche se l’orchestrina R7 in cui militavamo tutti e tre mi vedeva competente bassista; e visto che l’ingaggio sarebbe stato di gran lunga superiore a quello che avrei guadagnato in una intera stagione, accettai di buon grado l’invito a partecipare all’evento.

Cercai di prepararmi come meglio potei, trovando un arrangiamento non troppo astruso: ovviamente non potevo limitarmi all’Ave Maria ma dovevo suonare l’intera messa compresa la Marcia Nuziale di Wagner; quello che temevo non erano tanto le difficoltà tecniche, quanto il fatto che sul più bello l’emozione mi giocasse qualche scherzo, anche perché il genere era abbastanza lontano da quello a cui eravamo adusi, che erano il liscio, lo swing e i sudamericani anni 50.

Non ho niente contro l’architettura moderna. Diciamo che non apprezzo certe esagerazioni; ad esempio nel paese dove ho vissuto un annetto in attesa di convolare a nozze, nel mentre sistemavamo il bilocalino acquistato dando fondo a tutti i risparmi e previa sottoscrizione di mutuo decennale, c’è una chiesa a forma di pandoro realizzata in cemento armato. A proposito di bilocalino dirò che tra i momenti più belli della mia esistenza annovero quelli in cui, da manovale del valente muratore Angelo, zio acquisito di mia moglie, dopo aver scarrucolato fino al terzo piano secchi di malta impastati con maestria ci fermavamo per la merenda mattutina a base di panini freschi e bologna (mortadella per i diversamente nordici), accompagnati da uno ma anche perché no due bicchieri di vino bianco fresco; dopodiché lo zio si faceva un caffè doppio ed un fiato di grappa Nardini che gli faceva scendere lacrimoni di commozione. Io mi fermavo al caffè.

Non sono un ingegnere edile e come detto nemmeno un muratore, ma non credo che il calcestruzzo possa durare dei secoli come le cattedrali o anche le chiesette di una volta; nel caso del pandoro auspico che il deterioramento sia accelerato e il luogo di culto possa riacquistare al più presto una forma dignitosa.

Invece la chiesa dove mi ritrovai a strapazzare Schubert devo ammettere che si adattasse bene ad una interpretazione moderna: si trovava in una frazione di nuovi insediamenti ed era una di quelle post-conciliari, con l’altare al centro di un’assemblea circolare sopraelevata, grandi vetrate variopinte e crocifisso stilizzato, quasi una pagoda.

Ci posizionammo in posizione sopraelevata rispetto al resto dell’assemblea, e potemmo registrare i sorrisetti di stupore quando, all’entrata della sposa, le note di accoglienza non furono quelle attese del grande organo; feci del mio meglio per non far rivoltare nella tomba il maestro tedesco, ma solo una riesumazione potrebbe dire se ci riuscii. Non so se la sposa fosse al corrente dell’iniziativa ma mi sembra che lo sguardo che lanciò al quasi marito non fu dei più promettenti, anche considerando l’imminente prima notte.

Finalmente arrivammo all’Ave Maria, che affrontai con partecipazione e persino commozione; ancora oggi penso che se anche non avessi suonato sarebbe stato lo stesso perché la voce di Antonina bastava da sola a riempire la chiesa; ciononostante feci del mio meglio, ed alla fine ricevetti anche i complimenti dalla carissima Adua, insegnante di musica, che ammirò soprattutto lo stile con cui riuscii a glissare il finale, visto che la comunione era finita da un pezzo.

(88. continua)

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21 pensieri su “Ave Maria

  1. E’ più facile trovare il Sacro Graal che una chiesa bella fra quelle che hanno costruito negli ultimi 60 anni… Quella più decente, forse la chiesa dell’Autostrada del Sole a Firenze Nord…La più brutta in assoluto il Formaggino di Trieste!

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    • In effetti sono bruttarelle… ma chi sa, forse i nostri avi dicevano così anche delle cattedrali gotiche? (non credo, comunque…) 🙂 adesso mi informo su quelle che hai citato, il formaggino dev’essere formidabile!

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