Cinquanta sfumature di grigio

Ieri sera, abbastanza affannato per cercare di prendere in tempo il treno che mi riportasse a casa ad un’ora decente, all’ingresso della stazione di Milano Cadorna, all’esterno della quale e lo dico per quelli non pratici del luogo troverete conficcato un enorme ago disegnato da Gae Aulenti, la designer e architetta alla quale è stata dedicata la piazzetta all’ombra del grattacielo di Unicredit nel nuovo quartiere di Garibaldi, salite le scale della metropolitana, dicevo, mi trovo di fronte due belle ragazze, con indosso una pettorina azzurra con lo stemma di una nota organizzazione umanitaria, con una penna in mano ciascuna ed in evidente attesa di qualcuno da abbordare.

Qualche tempo fa vi parlai della mia avversione a lasciare che dei peli residui rimastimi in testa (caduti sicuramente grazie ad un eccesso di surriscaldamento delle meningi) si occupino parrucchieri cinesi. Niente contro gli operosi orientali: nutro solo diversi dubbi sul fatto che paghino le tasse, ma questo casomai accomuna i nostri popoli ancora di più; posso arrivare ad apprezzare la loro lucida strategia di distruzione del capitalismo con le armi del capitalismo; ma non riuscendo ad andare oltre una conversazione che comprenda “corti”, “si”, “no”, “quant’è?” preferisco l’amico Leo, col quale se non altro discutiamo di calcio e donne, ormai in quest’ordine. La settimana scorsa però, avendo fretta di sistemarmi e con la coerenza che mi contraddistingue, sono tornato dai cinesi. In dieci minuti mi avevano sciampato e scalpato; non sono stato abbastanza veloce nel dire “non troppo corti” che sul “non” un tassello di lobo parietale era già scoperto. Tra l’altro non ho riconosciuto nessuno di quelli in servizio l’ultima volta, ma confesso di non essere particolarmente fisionomista.

Vi è mai capitato di pensare di esser stati bambini più di mezzo secolo fa? A chi ha più di mezzo secolo, intendo. A me è capitato l’altra sera: terribile rivelazione, che per un attimo mi ha tramortito; a rincarare la dose il giorno dopo ha provveduto il mio medico di base, una dottoressa alla quale mi rivolgo solo in casi estremi e questo era uno di quelli, ovvero una fastidiosa tracheite presa arbitrando in un torneo di calcetto tra squadre nazionali di migranti. Peru, Ecuador, Salvador 1 e Salvador 2, Africa nera e Ponte Chiasso che essendo vicino alla Svizzera voleva avvalersi dello status di extracomunitari. La mobilità non è il mio forte, avrò percorso in tutto duecento metri; ma il freddo era parecchio e nonostante la divisa comprendesse giaccone e berretto di lana alla sera ero cotto. Ho avuto l’accortezza, per non perdere tempo, di portare in visione alla dottoressa gli esami del sangue fatti a maggio, poco prima che cadessero in prescrizione: al che, dopo un sommario esame, lei si premurava di dirmi che:  a) alla mia età, certe alzate d’ingegno andrebbero evitate e b) gli esami anche se stagionati indicavano che i valori dei grassi erano sballati, e sempre considerando la mia età era il caso di considerare l’assunzione di qualche pillolina.

Credo sappiate tutti, perché è uno degli argomenti più discussi nella parte satolla del mondo dove fortunatamente e senza meriti particolari ci troviamo, che il colesterolo alto è dannoso. Il concetto di alto si stabilisce confrontandolo con una soglia: ed ecco che, abbassando quella soglia, quello che ieri era normale oggi diventa alto. Il gioco funziona anche a rovescio: se qualcosa fa male in rapporto ad una soglia, basta alzare quella soglia. Qualche giorno fa, ad esempio, i legislatori europei hanno adottato questa tecnica per alzare i limiti di emissioni di ossidi di azoto ammesse per l’omologazione dei veicoli. Tutto è relativo.

Insomma salito l’ultimo scalino della metropolitana, come temevo, mi sento apostrofare da una delle due questuanti: “Una firma contro la fame nel mondo!”. Cosciente che tutti non si può aiutare, ho deciso da tempo quali organizzazioni sostenere, e pur apprezzandola questa non è nel mio elenco; mi accingevo quindi ad attuare la solita tattica di sganciamento, ovvero guardare un punto lontano e far finta che chi si ha davanti non esista. La manovra aveva quasi avuto successo, quando l’altra mi fa: “ehi, cinquanta sfumature di grigio, perché non firmi?”.

Ci ho messo qualche secondo a collegare il riferimento al grigio, colore che com’è noto sta bene con tutto, con i miei capelli effettivamente cangianti per colpa delle scalette cinesi e non a qualche fantasia della ragazza scaturita dalla lettura del noto romanzo; devo dire che se da un lato ho ammirato la passione con la quale la ragazza perorava la propria pausa, non ho gradito che mi si rivolgesse con lo sbarazzino tu: o sono grigio o sono giovane, deciditi.

(86. continua)

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35 pensieri su “Cinquanta sfumature di grigio

  1. tranquillizzati, Giorgio, a me (che ne avrò almeno una ventina di anni in meno a te) ormai mi chiamano ‘signora’, e ‘zia’.. tra un po’ mi aspetto “vecchia baldracca”… senza nulla togliere alla bellezza dell’invecchiare sani e con disinvoltura! L’invecchiamento è un percorso meraviglioso della vita: quindi fatti una bella risata sulle “sfumature di grigio” 😉
    una fresca serata per te! (intendo per la testa.. come fai.. non ti dico ‘ma metti almeno il berretto di lana’ o mi fraintendi e t’arrabbi pure con me 😦 )

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    • Ah, ah, quando hanno cominciato a chiamare mia moglie signora dovevi vedere che facce faceva… in realta’ sono abbastanza tranquillo… il grigio sta abbastanza bene… e’ il tu che non sopporto! Nei negozi, ad esempio, quando dei commessi o commesse giovanissime mi si rivolgono col tu… capisco che lo facciano senza pensarci, anzi forse proprio per sembrare amichevoli, ma a me sembra una mancanza di riguardo… non dico rispetto… va be’ insomma se sono antico sono antico, che ci posso fare? Non temere Dora, il berrettino lo porto (quasi) sempre, specialmente da quando mi sono fatto scotennare! Buona notte… adesso mi leggo tre pagine di giallo e poi mi cucco.

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      • quindi, dici.. sia normale che faccio quelle facce? 😦 😀
        io, invece, m’inquieto perché mi danno il “lei” o il “voi” (che è quasi meglio del “lei”..)
        per il grigio ho già deciso di tenerlo anch’io come un tocco caruccio che la natura ci concede, anche se ho l’altra idea di prenderlo a pretesto per farmi qualche colpo di colore bluette ;D
        Il berrettino già mi son attrezzata, pure con quello, si, da quand’ho capito che in certe giornate freddoline assai, va bene il rifiuto del casco in bici, ma non ho più l’età di strafare coi capelli al vento 😦
        ci avrei scommesso che ti piacevano i gialli! be’… oggi è sabato, magari, riesci a leggere un bel po’ di pagine e ci racconterai qualcosa
        ti auguro una splendente giornata, Giorgio
        ciaoooo

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        • Trovo bellissimo l’uso del voi che ancora c’è dalle tue parti. Certo, ad una donna bisogna stare molto attenti! Il lei in effetti è un pò più neutro… se fai i capelli bluette dovrai farceli vedere! Il berrettino è un toccasana, d’inverno non se ne può fare a meno. Una volta per voi c’era il fazzoletto, ma è in disuso ormai! I gialli mi piacciono tantissimo, italiani Camilleri e Malvaldi su tutti; poi tutti (quasi) gli svedesi e nordici in generale… Mankell, Indridason… Larsson della trilogia di Millenium (a cui ho fatto seguire il pellegrinaggio a Stoccolma!). Si, qualche volta ne racconterò… sai, leggendo spesso in treno non mi avventuro in roba impegnativa, troppe distrazioni… e a te piacciono i gialli? Buona giornata!!

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          • non mancherò per i capelli bluette 😉
            il fazzoletto, lo sai, che talvolta lo uso in estate quando il sole è troppo cocente andando in bici? ma la cosa bella è che sono tre fazzoletti di cotone (vero) che mia madre mi metteva da bambina: quindi hanno la mia età.
            Per i gialli… ammetto è un territorio da me poco sondato. Mi toccherà fare un po’ di rifornimento nella mia bibliotechina.. effettivamente..
            alla prossima lettura!
            si, quindi aspettiamo un tuo articolo sui gialli, mi piace!

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  2. ho letto qualche tuo commento qua e la e son venuta a curiosare! ma che forza il modo con cui parli di una cosa passando per un’altra e un’altra ancora! hai chiacchierato di un sacco di cose per poi arrivare al fatto che ti hanno dato del tu e ti ha infastidito! eheheh! ma sai che pure a me, che ho 36 anni, mi roooooode quando mi chiamano signora e mi danno del lei invece! uff! però il capello brizzolato fa fascino, ecco perchè secondo me ti ha chiamato così, e non per la scalatura!

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    • E si, a voi donne in effetti sentirsi dare della signora fa un effettaccio! L’autostima crolla. Invece la signora intriga, ammalia, ispira, attizza! (Escluso il presente, per il quale come duceva De Sica, oramai…) scherzo eh! La tua e’ l’eta’ piu’ bella, si e’ finalmente arrivati a capire tutto o quasi! Hai detto bene a proposito del capello: non so se fa fascino, ma il singolare piuttosto che il plurale e’ appropriato. Felice di conoscerti! A presto, Giorgio

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      • infatti…. proprio effetto brutto brutto proprio! na botta di autostima guarda! eh beh…. mo ammalia la signora… dipende pure eh…. mica che ci credo poi tanto! ecco, io scriverei QUASI maiuscolo… secondo me non arriverò mai a capire tutto io! ma forse è pure meglio così! ti assicuro che fa moltissimo fascino! eheheh!
        piacere mio!

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      • ..ti sfuggono le rivelazioni universali caro…. non lo sai che proprio nei giorni dell’appellaggio fine e composto della tipa femmina stavano proponendo in tv il filmone? 😀
        comunque, io non li scuso, quelli che tu definisci bonariamente ragazzi: sono maleducati. fine.
        il signora, signorina, lei, voi, zitella, madame, zia e nonna, poco importa: è il modo in cui si dice, perché ogni cultura ha i suoi “indicatori”, ma la mancanza di rispetto, solitamente, travalica tutto…
        sono la prima a dire che siamo tutti uguali. su diritti e doveri. non sul “tu”. 😉

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  3. Le sfumature di grigio ce l’ho da almeno venti anni… ai cinquanta invece mancano poche settimane…
    Però una mail all’associazione raccontando il fatto io l’avrei mandata… giusto per farsi due risate…
    Magari mandagli il link del post….

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  4. In Italia si e’ diffusa la moda (nel senso di “modo di fare”) di dare del “tu” a tutti all’inizio degli anni ’90. A meta’ anni ’90, un impiegato della banca, con i capelli tutti bianchi, quando aprii il conto (avevo appena cominciato a lavorare, ero un’ingegnere 25nne) e gli chiesi dopo quanti giorni avrei potuto ricevere un versamento di un assegno che, in assenza del conto corrente, avevo girato a mio padre, mi disse “oggi pomeriggio, di pure al tuo papa’ “senti papa’, versami pure i soldi sul conto corrente, che e’ aperto”. La presi con umorismo. Avrei fatto meglio a cambiare banca. Io non mi preoccuperei del “tu”, che ormai dilaga, ma me la prenderei per le sfumature di grigio.
    PS: parecchie persone mi chiedono, da almeno dieci anni, se i capelli (quasi tutti) neri me li tingo. In risposta mostro i fili bianchi che, per ora, passano inosservati, data al folta chioma 😉

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    • No al tu proprio non riesco ad abituarmi… se fossimo in Inghilterra col you ma qua no… al grigio invece mi sono abituato. Beata te che hai la chioma folta! Alla tinta non sono contrario a priori: il pizzetto l’ho già tinto in passato con buoni risultati! Ora però ho tagliato tutto… 😁

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      • In Austria (ci ho passato 11 anni) danno del “Sie” (tradotto letteralmente “loro”, forma di cortesia equivalente al nostro “Lei”) ovunque. “sie” significa anche “lei: terza persona singolare femminile” spesso ho chiesto “per favore mi dia del tu, altrimenti quando dice “sie” non so se parla di me o della sua collega”. Ovunque si usano i titoli professionali, a meno di non essere davvero in confidenza, cosa che a me a volte ha fatto sorridere (la padrona di casa insisteva nel chiamarmi “Frau Dipl Ing” – tradotto “Signora ingegnere laureato”, nonostante le mie insistenza nel dirle che poteva chiamarmi per nome, data l’amicizia).
        Ora abito in Francia dove ovunque si usa la forma di cortesia “vous” (letteralmente “voi”, l’equivalente del nostro “Lei”), che trovo elegante.
        A me del “tu” non piace la sciatteria, non ci vedo mancanza di rispetto, ma lo trovo poco elegante e bruttino… poi sono io la prima a PROPORRE il “tu” appena si puo’ per non essere formale a sproposito. E mi ricordo la frase “ma che cosa sono queste confidenze? “tu” a chi? io il RISOTTO con te non l’ho mai mangiato!” di quando ero ragazzina.

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        • Secondo me non usare il Lei, che nella nostra lingua è previsto (ed al Sud ancora usano quel bel Voi, ormai in disuso), è una mancanza di educazione. A me non verrebbe mai in mente di dare del tu ad una persona che non conosco, specialmente se più anziana. Se poi accennano al grigio dei capelli li odio. 🙂

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