Mente sapendo di mentina

L’operaio conosce 100 parole e il padrone 1000 per questo lui è il padrone, così diceva Don Milani, parafrasato da Dario Fo in una delle sue più corrosive commedie di teatro politico alla fine degli anni sessanta; è per colmare questo divario che i nostri genitori ci mandavano a scuola, non per suscitare in noi ambizioni padronali ma semplicemente per evitare di essere imbrogliati da parole sparate a vanvera, solo perché non se ne conosceva il significato.

Per imbrogliare, ora, non ritenendo più sufficienti le parole italiane, si ricorre a quelle inglesi: Jobs Act, Stepchild Adoption: si mente sapendo di mentina, come diceva la spiritosissima figlia di un mio geniale collega epistemiologo informatico, titolo di cui peraltro ignoro tuttora il significato, quando si parla di assunzione a tempo indeterminato sapendo che il tempo è determinato dall’arbitrarietà del padrone, che può decidere quando vuole di liberarsi del suo dipendente versando un obolo; o che l’adozione del figlioccio non sia una norma pensata per le coppie omosessuali, quando per le coppie conviventi  eterosessuali è ammessa fin dal 2007. Poi uno può essere d’accordo o meno: ma le cose andrebbero dette come stanno.

Non so cosa ne pensiate voi, a me non sembra che l’accresciuto livello di istruzione sia stato indirizzato verso il benessere comune, ne che abbia elevato il senso civico: col tempo ho imparato che uno stupido rimane stupido anche se istruito, anzi più istruito è e più danni riesce a fare.

Ho imparato anche a distinguere bene tra istruzione e cultura; ci sono laureati che non sanno niente di cosa c’è al di fuori del poco che hanno trovato scritto sui loro libri di testo; ignorano la storia, la geografia persino, non parliamo di politica; formano le loro convinzioni su slogan e sentito dire (i più giovani su lanci di twitter): teste vuote, braccia rubate all’agricoltura.

In questa categoria metterei senz’altro la maggior parte di quelli che conosco meglio, i programmatori informatici: al livello più basso della scala evolutiva animale (vi inviterei a fare una capatina nei nostri bagni, dove in una settimana dei subumani sono riusciti a divellere tutti e tre i dispensatori di sapone liquido, non per cattiveria ma semplicemente perché non capivano come dovesse uscire il detergente), individualisti sfrenati, che pensano di essere artisti perché scrivono due istruzioni Java di seguito: amici miei, se aveste iniziato con le schede perforate ed i diagrammi a blocchi come ho fatto io, abbassereste di molto le arie.

I nostri genitori speravano, loro che avevano potuto frequentare le elementari o al massimo le medie, che i loro figli istruendosi diventassero anche più capaci di impegnarsi per far star meglio chi stava peggio; in realtà nella stragrande maggioranza siamo diventati dei borghesucci, con l’orizzonte racchiuso tra le quattro mura dell’appartamento di proprietà, il lavoro impiegatizio, le ferie al mare. Altro che il privato è politico! Piuttosto tutto quello che era pubblico diventa allegramente privato, tra alzate di spalle generali.

Per dire, abbiamo privatizzato telecomunicazioni, poste, banche, energia elettrica, smantellato chimica e siderurgia, non mi pare con risultati apprezzabili; abbiamo chiuso l’IRI, Istituto per la Ricostruzione Industriale, e Dio solo sa quanto ne avremmo avuto bisogno ora, definendolo un carrozzone: come danno collaterale  abbiamo perso praticamente la maggior parte del settore agroalimentare e l’abbiamo regalato ai nostri concorrenti francesi, che ancora ci ringraziano. Vorrei capire: è sbagliato che le industrie in difficoltà vengano partecipate dallo Stato, consentendone dove possibile un risanamento e salvaguardando l’occupazione, e invece è giusto lasciare sulla strada milioni di persone per poi blaterare di reddito di cittadinanza? E siamo sicuri che i miliardi pubblici spesi per il Jobs Act (a favore dei datori di lavoro privati) sarebbero stati spesi peggio dall’Iri pubblica? Ah, ma avevamo l’inflazione, dice. La cosa preoccupava chi aveva i soldi in banca, non certo i lavoratori, funzionava così: acquistavi casa con un mutuo a tasso fisso, e dopo qualche anno la rata diventava ridicola permettendo anche ai meno abbienti di diventare proprietari. Provateci ora. L’autonomia regionale, che avrebbe dovuto responsabilizzare e migliorare le priorità di scelta delle spese del territorio, cosa ha portato? Venti califfati regionali, dove prima c’era lo Stato: proliferazione dell’assistenza caritatevole per pochi  (bonus bebè, bonus tranquillità…) invece di migliorare la qualità dei servizi per tutti.

Lo dico ai nostri figli: sappiate che tutto questo avevamo e ce lo siamo fatti togliere, complici o distratti: era anche vostro, ma ce ne siamo fregati. Spero che ne prendiate atto: prendeteci a calci in culo, ne avete la facoltà.

(84. continua)

dario-fo-mistero-buffo

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13 pensieri su “Mente sapendo di mentina

  1. Come non condividere pure le virgole di questo tuo post strepitoso? In esso hai racchiuso tutto lo sconcerto e l’orrore impotente per quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi giornalmente. Alle volte ho come la sensazione che ci abbiano immobilizzati, con uno di quei veleni con cui certe tribu paralizzano le loro prede, per poterle poi divorare con comodo…
    Un caro saluto

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  2. ti voglio dire una cosa, Giorgio. Raccontarti una cosa. Oggi sono andata all’ennesima convocazione scolastica dove tutto si è risolto in una firma di presenza e il ritorno a casa senza un contratto. Tralascio tutte le singole situazioni di noi partecipanti, che se apro sul discorso istruzione, che tu anche fai, stasera non ne esco col commento. Voglio invece dire: mia madre era con me perché a seguire avevamo una commissione da fare al centro della mia città. Durante il percorso di ritorno a casa ci siamo fermati in un negozio d’abbigliamento e mi ha regalato delle magliette di cotone che io sono solita usare anche sotto i maglioni di lana. Di solito faccio gran resistenza, continuo a ripetere che non mi serve una cosa, che non la voglio, che non è necessaria, che c’è chi non ha nemmeno la possibilità d’una sola maglia per proteggersi dal freddo. Ma stavolta non ho insistito con l’opposizione perché ho pensato a una cosa che mia madre mi racconta talvolta, ho pensato a quando da giovane figlia lei non poteva permettersi l’acquisto di abiti che non fossero necessari e, talvolta, gli prestava qualche capo la cugina che aveva una possibilità economica migliore. Cosa cerco di dirti? Che io sono grata a voi genitori, padri, madri, a tutti i genitori che hanno potuto e possono lavorare onestamente e non lasciar scoperte le spalle ai figli, a noi, anche se spesso troppo cresciuti per questo, e capisco che ci sono tanti genitori che quando finalmente hanno potuto un po’ respirare non si sono, forse, resi conto che era una favola che tutto sarebbe andato sempre piu migliorando, che il futuro era li pronto per noi figli che ci sarebbe stato lavoro per tutti. Voglio dire che non c’è da ragionare per colpe di fronte ad alcune nostre ingenuità legate forse anche alla buona fede verso degli ideali, non so, ancora legati a una qualche fiducia verso gli organi governativi. Cosa fare oggi che ci rendiamo sempre più conto che ci sono stati molti inganni e tanti, troppi truffatori, che ancora magnano magnano senza faticarselo se non con ciarlatane e pur abilissime strategie, etc.. Cosa fare? difficilissima e precipitatissima oggi la situazione e io provo rabbia quando sento che un genitore si toglie la vita perche perde il lavoro a 50 anni e si sente privato della capacità di dare, donare, e della sua stessa dignità. Non mi dilungo, ma spero che arrivi cosa intendo dire. Non c’è da cercare adesso padri da condannare o figli da condannare, forse, ma c’è da chiedersi come riuscire a stare nei passi, giorno per giorno, senza perderci, senza lasciarci cadere nello sconforto, per quanto durissima sia e talvolta questi occhi non vedono manco più l’abisso. Io sono grata ai miei padri, alle mie madri, a quelli onesti, che mi hanno cresciuta sana, che mi hanno dato la possibilità di una vita discreta, enorme, ricca di cose e valori praticabili, che mi hanno dato la possibilità di imparare a non chiedere, a non pretendere, e a non vendermi al marcio per disperazione, perché è facile perdersi e vendersi se questo sostegno non ce l’hai. E alcuni giovani che poi finiscono a pigliare pallottole o a darne, non è solo l’ignoranza, il soldo facile, ma anche una precarietà che puoi trovarti addosso anche se sei inventivo, tuttofare, anche se ti adatti. Ma come puoi sentirti autonomo con 200-300 euro al mese e una giornata di lavoro? come puoi tante piccole cose. Scusa il commento sempre poco lucido nel modo d’esposizione. E’ un mio difetto quando ci vado d’impulso. Ma mi sentivo di aprire anche un momento di profondo rispetto verso tutto quello che tu sei forse riuscito ad assicurare in una certa misura ai tuoi figli e così altri come te.
    Ti auguro una buona notte
    al prossimo articolo 🙂
    non rileggo, caso mai erroracci..

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    • Credo che la mia generazione abbia la colpa maggiore di aver dato per scontate troppe cose… qualcun’altro le aveva conquistate, e non siamo stati capaci di mantenerle. Certo, con rimorsi o rimpianti si va poco lontano… tutti insieme bisogna incalzare, spingere, urlare con i mezzi che ciascuno ha che la priorita’ di tutto e’ il lavoro! E non si puo’ accettare che per una ideologia, perche’ questo e’, lo Stato non possa intervenire direttamente nel dare lavoro se nessun’altro lo fa, anzi in nome dell’austerity si tagliano anche quelli che ci sono! Quando invece i piu’ ricchi diventano sempre piu’ ricchi, come si puo’ accettare? Bisogna ricostruirlo questo sentire comune! Combattere contro questa dittatura del pensiero unico. Se non cambia mentalita’, se non usciamo da questi slogan vuoti del tutti imprenditori, se non si torna a pensare da classe e non da individui sciolti, non se ne esce… buona notte anche a te Dora, e tanti saluti a tua mamma!

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  3. Non ce la faccio ad apprezzare lo statalismo, è più forte di me. Lo stato è quello che ha mandato in malora l’Ilva, per dire… Sulle regioni non saprei, in teoria dove l’elettore può scegliere la persona dovrebbe essere più facile indirizzarne la politica verso il meglio, ma forse siamo ridotti a scegliere il meno peggio (e allora forse la colpa non è dell’autonomia ma della caduta della moralità generale…); certo, spesso molti problemi derivano dalle municipalizzate, orrende creature un po’ pubbliche e un po’ private che riescono a concentrare in sè le caratteristiche peggiori di entrambi i “genitori”…
    Però è vero, un somaro che va a scuola diventa solo un somaro istruito…
    Ogni bene

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    • Il leit motiv attuale, sentito poche sere fa in TV da Farinetti, quello di Eataly, è: lo Stato non deve gestire: deve mettere in condizione gli imprenditori di fare impresa. Secondo me questa è ideologia come è ideologia quella contraria: lo Stato per me ha il sacrosanto diritto e dovere di intervenire quando gli imprenditori sono incapaci. Di soldi pubblici parliamo: le banche (private) danno soldi agli amici degli amici, e bisogna ripianare con i soldi dei contribuenti, quindi miei e tuoi? Se l’America per uscire dalla grande recessione avesse applicato le ricette che stiamo usando noi, invece di quelle del buon Keynes, a quest’ora sarebbe ancora con le pezze al…sembra che piano piano ci si stia cominciando a rendere conto anche in Europa, ma potrebbe essere troppo tardi… ciao Ivano

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      • In effetti è ideologia, e in effetti lo penso: lo Stato dovrebbe solamente essere garante delle regole. Invece capita che intervenga in un’azienda che andava alla grande e la distrugga in pochissimo tempo… A me sembra che nel “pubblico” i costi siano spesso superiori e i risultati inferiori… Un conto è rischiare del proprio (al netto degli aiuti più o meno leciti che arrivano dalla politica- più che altro verso le grandi aziende…), un altro rischiare i soldi degli altri, è naturale che sia così… Ma ammetto che sono argomenti “grandi” per me e, per dire, che lo Stato possa scegliere di aiutare/spingere certi settori non lo nego, anzi la politica è scegliere, però è chiaro che per scegliere ci vogliono idee chiare (ma l’Europa permetterebbe questi “aiuti di Stato”?… Odio l’Europa, sempre di più)
        Ogni bene

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  4. Siamo stati ingenui… vedevamo che le cose dai nostri nonni, ai nostri genitori e fino a noi erano sempre andate a migliorare e le abbiamo date per scontate. Non solo non le abbiamo difese ma quando ci dicevano che i diritti impedivano lo sviluppo e che togliendoli avremmo avuto un futuro migliore,… l’abbiamo bevuta come dei fessacchiotti! Ci hanno fatto credere che la lotta di classe era roba vecchia e che con l’individualismo avremmo sistemato le cose, o almeno la nostra famiglia…e così siamo caduti nel trabocchetto del “divide et impera”…
    I nostri figli hanno tutti i diritti a prenderci a calci nel culo però sappiano che quello che abbiamo fatto l’abbiamo fatto in buona fede, credendo a tutto quello che ci propinava la stampa di regime… Eravamo istruiti ma ignoranti: sapevamo tutto del passato ma sul presente eravamo degli incapaci… e loro ci hanno circuito….

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    • Si, sono d’accordo, è andata così… abbiamo dato per scontate troppe cose, e le abbiamo perse. Ci accapigliamo sulla stepchild, grande arma di distrazione di massa secondo me come tante altre, e nel frattempo il lavoro andava all’estero… e continuano… privatizziamo privatizziamo…

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