Pane e cioccolata

Nel film Pane e Cioccolata, anno di grazia 1973, un Nino Manfredi toccato anch’egli dalla grazia interpretava un emigrante italiano in Svizzera che, occupato come cameriere in un ristorante di lusso, è in concorrenza con un turco per essere assunto, per ottenere quel posto fisso che avrebbe consentito la svolta della sua vita: e quando è ad un passo dal successo, rassicurato di essere il prescelto, viene pizzicato ad alleggerire la vescica dietro una pianta, nei cui pressi transitava una elvetica schizzinosa. Consiglio a tutti, anche a quelli non ancora nati all’epoca, di vedere questo film: per prima cosa perché è una delle più belle commedie italiane di tutti i tempi, e secondo perché mi sembra illuminante anche sulla condizione odierna.

Cesare Vespasiano Augusto fu imperatore di Roma per dieci anni, dal 69 al 79; è considerato unanimemente un buon imperatore, riportò l’ordine che dopo Nerone era andato a ramengo; riorganizzò l’esercito, represse come doveroso ribelli e barbari, insomma tutto come nel manuale del buon imperatore al quale anche ai tempi attuali si attengono taluni governanti  pur non essendo imperatori ne avendone le qualità. Non trascurò le opere pubbliche, che allora si facevano e celermente; tra queste una delle più meritorie fu quella di far installare numerosissimi orinatoi, detti poi vespasiani, dove si accedeva pagando un obolo.

Tali servizi igienici si potevano vedere ancora in giro, fino a poco tempo fa, e magari qualcuno ne è rimasto; al mio paese ce n’era uno proprio di fianco ai giardinetti posti di fronte alla porta di accesso principale (“la porta di sopra”; per non sbagliarsi c’è anche la porta di sotto e la porta di mezzo), frequentato per lo più da vecchietti in uscita da qualche cantina.

Per una decina d’anni, prima di essere folgorato dalla bellezza della Sicilia, le ferie ci vedevano partire verso qualche paese più a nord nel nostro. Una volta passammo dalla Germania alla Danimarca alla Svezia (tutto rigorosamente con mezzi pubblici); in quest’ultimo paese ci fermammo un giorno a Malmoe, graziosa cittadina con un bel centro medievale; mi colpì molto il fatto che stessero costruendo un nuovo quartiere e per prima cosa avessero piazzato i binari del tram: ai nostri amministratori non farebbe male farsi un giretto ogni tanto da quelle parti. Pur essendo agosto, di sera faceva freddino: i locali intorno alla caratteristica piazzetta Lilla Torg, dove si mangiava all’aperto, confortavano turisti e autoctoni con stufe a fungo e copertine di pile da mettersi sulle spalle.  Dopo cena ci avviammo per una passeggiata intenzionati a visitare il castello, che ovviamente era chiuso; ci accingemmo quindi a tornare al nostro alloggio, quando più o meno a metà strada la birra iniziò a fare effetto. Accelerai il passo, come capirà chi è pratico di effetti secondari della birra; disdegnai stoicamente qualsiasi locale aperto dove poter trovare sollievo; i miei congiunti ridevano e arrancavano dietro di me, con un atteggiamento francamente poco empatico. A cento metri dall’arrivo, capii tra i sudori freddi che non ce l’avrei mai fatta. Quando capirono le mie intenzioni, i miei ridendo scapparono fino all’angolo successivo, fingendo che fossi un profugo curdo: il godimento che provai liberandomi di fianco ad una cabinetta della locale azienda telefonica, rilasciando una quantità prodigiosa di birra lavorata, fu superiore persino a quello della vittoria dell’Inter sul Barcellona nell’anno del triplete di Mou; in quel momento sarebbero potuti passare squadroni di poliziotti in tenuta antisommossa ma niente mi avrebbe spostato di la.

L’Italia è un bel paese, non c’è che dire; ma è anche un paese dove si può dar fuoco ad un uomo e dopo dieci anni esser fuori di carcere, e chi volesse saperne di più legga il recente libro di Dario Fo, Un uomo bruciato vivo, scritto con la figlia della vittima, Florina Cazacu; in questo paese e precisamente a Bergamo un uomo, padre di tre figli, insegnante di filosofia, appena stabilizzato dopo quattordici anni di precariato (questo dovrebbe essere lo scandalo in un mondo che non fosse a rovescio), è stato licenziato perché ha omesso di segnalare che undici anni prima era stato colto da una pattuglia di carabinieri a fare la pipì dietro un cespuglio. La grave infrazione rilevata dai solerti tutori dell’ordine era arrivata fino alle estreme conseguenze:  giudice di pace, decreto penale, duecento euro di multa.

Se quel paese, quel buco nella Val Brembana di meno di 200 anime, avesse messo a disposizione dei cittadini un vespasiano tutto questo non sarebbe successo; se quei carabinieri fossero stati in servizio sul Gennargentu, come richiesto dal loro QI, nemmeno; se quel giudice di pace avesse bevuto almeno una volta in vita sua una birra, anche se non a Malmoe, avrebbe capito di che si stava parlando e del danno che avrebbe arrecato. Invece tutti hanno fatto il loro compitino, che non prevedeva l’applicazione di logica, ragionevolezza e buonsenso: signori miei, la legge è legge. Auguri, prof.

(83. continua)

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24 pensieri su “Pane e cioccolata

  1. Ho ascoltato la notizia, di quel prof licenziato, alla radio. Debbo dire che subitaneamente ho empatizzato con il prof: in un paese in cui cani e porci buttano di tutto in giro, senza che ci sia un tutore dell’ordine a cercare di regolarizzare la faccenda, si va a multare e poi a licenziare un povero pro, per essersi liberato, di notte, dietro ad un cespuglio, la vescica. In che mondo viviamo? Certo, poi il dirigente scolastico viene a spiegare che non è il bisognino e nemmeno la punizione, ad avere determinato il licenziamento, bensì la non autodenuncia sull’apposito modulo, Cosa che avrebbe determinato la dichiarazione mendace e quindi l’incriminazione e licenziamento del prof. Messa così la cosa prenderebbe una luce diversa. A maggior ragione che trattasi di un prof, quindi con grosse responsabilità educative. Ma visto che si è così fiscali in certi casi, perchè non fare caso anche ad altri servitori dello stato che, nell’espletamento delle loro funzioni, si sono macchiati di colpe ben più gravi e che tutt’ora rimangono ai loro posti? Evidentemente il nostro sistema è sclerotizzato fino al punto da usare la mannaia dell’intransigenza solo con alcuni ed in determinati momenti. Come dimostrano le ultime risultanze giornalistiche: gli impiegati di Sanremo li si addita al pubblico ludibrio, ma i politici che hanno fatto si che fossero assunti, nessuno li degna di un rigo. Eppure si sa che, se non sei raccomandato, non si può essere assunti in un Comune. Come anche per gli alloggi a prezzo stracciato della capitale: si guarda ai privilegiati occupanti di case, ma non agli uffici e responsabili di contratti capestro e truffaldini verso l’erario pubblico. Qualcuno dovrebbe pure preoccuparsi di andare a pescarli, per fare rendere loro conto dell’operato e del danno…
    Un caro saluto

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    • Il pesce puzza sempre dalla testa, amara verità, e quelli che stanno alla testa non ci tengono proprio a perdere la loro… si scatenano ogni tanto dei grandi polveroni mediatici per il popolino (affitti a 7 euro al mese? Scandalo! Certo, ma magari vedere che case sono e chi ci abita… o la scusa e’ liberare tutte le case del centro dai poveracci impresentabili? ) Ormai dubito di tutto… la vicenda del prof mi ha colpito, al di la forse della sua dimenticanza, per la genesi: da una stupidaggine si e’ fatto un caso… la stupidità del male…

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      • E’una relazione perversa che vede vittime e carnefici avvinte in mortale abbraccio. La vicenda del prof mi richiama alla mente la vecchia Italia d’un tempo, dove si andava in galera per avere rubato una mela e si diventava ministri ed imprenditori rubando allo stato. E’questa l’Italia che regala voti ai corrotti che ci fanno il favore e si plaude al prode che ammazza il ladro… Il male è sempre stupido, poichè è essenzialmente banale, come ha già sostenuto qualcuno…

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  2. mi verrebbe da commentare, ma mi taccio. Burocrazia, legge, ma per favore! La scuola, la benedetta scuola e ora pure ‘buona’… Ah, Giorgio!
    Vi auguro la buona notte e spero, almeno in sogno, di volare sullo stivalone e farla davvero un’innacquata a tutti quei… aaaaah… mi taccio.

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  3. La legge è legge…. e la giustizia, il buonsenso, il senso del ridicolo (che si sono gettati addosso) dove sono andai a finire?
    Che italietta piccola e meschina….
    Buon fine settimana e argento alla birra!!! 🙂

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  4. Pane e Cioccolata, gran bel film (e si c’ho l’età quindi l’ho visto)!
    Sul resto che commentare? meglio sbattere fuori dal lavoro uno che fa pipì dietro un cespuglio che mettere agli arresti uno che ubriaco marcio (avrà fatto pipi di birra?) o strafatto va in giro beatamente ad investire i pedoni (o pedine?).

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  5. la “ricostruzione” delle stradine di malmoe,é rigorosamente esatta (anche la buona qualita’ della birra),io andavo spesso a Goteborg, attenzione! meglio fermarsi a bere un “altra” birretta e utilizzare i servizi,anche in quelle lande,senza avere il pennacchio dei gendarmi di pinocchio,i gendarmi locali hanno lo stesso spirito (ZERO)!complimenti scontati;

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    • Hai ragione Aldo! Avevo confidato troppo nelle mie valvole. Il sollievo è stato tanto, ma anche la paura, e in quel momento pensavo proprio a Manfredi… nella stessa vacanza dopo Malmoe anche noi siamo andati a Goteborg! il cui centro però non ci aveva colpito particolarmente, a partire dalla stazione ferroviaria sembrava un enorme centro commerciale… invece ricordo con piacere il parco curatissimo, il mercato del pesce pieno di sfiziosità, il luna park sullo stile del Tivoli di Copenaghen… ma siamo stati solo due giorni, meriterebbe un ritorno…

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  6. Ho letto la notizia e ho pure firmato la petizione on line a favore del professore… primo perchè in questa Italia è una bella ingiustizia e poi anche per solidarietà di vescica…
    Quando vado a correre a volte mi capita di dover “svuotare”… e se sono in aperta campagna o se a volte mi è capitato di essere senza soldi (nel senso che avevo lasciato il portafoglio in auto o nello spogliatoio della palestra) ho cercato un cespuglio, un albero e mi sono liberato… In pratica ho rischiato il licenziamento centinaia di volte!
    Ora io mi domando: se allo stesso cespuglio io mi svuoto.. rischio il lavoro, se ci porto il cane e questi alza la gamba invece è tutto regolare? Rivendico l’uguaglianza umani-canini….quindi pannoloni per tutti!!!

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  7. Io una volta in Gran Bretagna, a causa di un’urgenza “idrica”, sono entrata nel primo locale che ho trovato (dopo Km in aperta campagna) per poter usare il bagno ed ho scoperto che era un pub costruito su un vecchio mulino della rivoluzione industriale, con ancora i resti della struttura da vedere attraverso il pavimento di vetro (era sotterraneo), ci siamo fermati a pranzo , la cucina era ottima, abbiamo visitato il piccolo museo annesso e scoperto che, se non ricordo male, era insignito del titolo di “patrimonio UNESCO”. Non l’avremmo mai scoperto se non fosse stato per la mia urgenza.
    Ince, riguardo alla pipi’ all’aperto:
    https://lingeelinge.wordpress.com/2014/05/10/il-lato-degli-alberi/

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