Un uomo, un mito

Il signor Ivic Zvonomir Cicak, croato,  si è battuto per tutta la vita per il rispetto dei diritti dell’uomo. Il suo paese, nella persona della presidentessa della Repubblica signora Kolinda Grabar Kitarovic (che non credo fosse in carica quando il nostro premier in auge era un arzillo ottantenne, altrimenti ne avremmo viste delle belle) gliene ha giustamente reso atto conferendogli un diploma al merito.

Non capita tutti i giorni di ricevere apprezzamenti per l’impegno di una vita. Si fa un bel dire che la più grande soddisfazione nello spendersi per una nobile causa sia quella di sentirsi in pace con se stessi; ogni tanto però ricevere un grazie e magari una pacca sulla spalla fa piacere. Sempre che la causa sia nobile: io ad esempio non riesco ad apprezzare gli animalisti che sono andati a manifestare alla fiera degli O Bej O Bej di Milano contro le bancarelle che esponevano carne. Non bastava l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci mancavano anche loro. Già mi sentivo in colpa per il livello di colesterolo LDL, davvero non si può più mangiare una fettina di salame in santa pace.

Devo confessare che in generale la Croazia non mi ispira grande simpatia. Ricordi storici, sia della prima (la questione istriana) che della seconda guerra mondiale (i famigerati Ustascia) e più recenti, legati alla guerra civile che ha portato alla disintegrazione della Jugoslavia e alla conseguente somma di problemi che ancora ci portiamo dietro, non mi inducono alla benevolenza. Anche nello sport spesso ce le suonano, intollerabile. A conferma del mio stato d’animo, aggiungerò che sono andato al mare in Croazia l’anno prima della guerra, non riuscendo a fare nemmeno un bagno dato che l’acqua era subito profonda ed io non sapevo nuotare, ed a tutt’oggi non ci sono più tornato.

“L’ora del cojó passa per tutti”, recita un proverbio delle mie parti che sta a significare che a qualsiasi uomo, per quanto intelligente o potente sia, accade almeno una volta nella vita di combinare qualcosa di cui non andare esattamente fiero. A me ad esempio uno di questi momenti,  e ringrazio la dottoressa Martelloni di cui vi parlai qualche tempo fa per avermelo fatto tornare in mente, passò durante il servizio militare, quando durante il corso ufficiali fui incaricato di innalzare la bandiera sul pennone posto nel bel mezzo del la piazza d’armi per la quotidiana cerimonia detta appunto dell’alzabandiera. Ogni mattina un allievo ufficiale doveva portare il drappo fino al pennone, legarlo alla corda scorrevole e poi, al comando del comandante, tirare la corda fino ad issarlo in cima, con i reparti schierati sull’attenti. Ancora non so se la mia tecnica di fissaggio non fosse adeguata o se fu colpa del vento maligno, fatto sta che la bandiera si avvoltolò attorno al cavo ed arrivata a metà non volle più saperne ne di salire ne di scendere. Passarono attimi interminabili, in cui la mia schiena si inzuppò di sudore; sentivo in sottofondo le risatine dei commilitoni e mi sarei volentieri vaporizzato se ne avessi avuto modo; ad un certo punto il sergente istruttore ruppe le righe per vedere che caspita spessi combinando e poi, dopo avermi rivolto un’occhiata schifata, fece un cenno al comandante che ruggì un “riposo!” che mi fece rizzare i peli sulla nuca. Temetti che come punizione mi facesse arrampicare sul pennone per sbrogliare la matassa; mi balenarono in mente immagini di marinai impiccati al pennone più alto, ma fortunatamente eravamo in contraerea e quel tipo di condanna non usava; poco tempo fa mi capitò di ripensare a quell’episodio quando girarono voci che in Corea del Nord il magnanimo e saggio Kim Jon-un avesse condannato alla fucilazione a colpi di cannone un generale colpevole di essersi addormentato durante una parata: spero che da quelle parti le bandiere salgano sempre senza intoppi.

Ma tornando al signor Ivic Zvonimir Cicak non si può non notare che ha un problema,  comune peraltro alla maggior parte degli uomini: ha solo due mani. E avendone già una impegnata dal bastone al quale deve appoggiarsi e l’altra occupata a reggere il diploma che l’avvenente presidentessa gli ha consegnato, ne avrebbe avuto bisogno di una terza per reggere i pantaloni incautamente indossati senza cintura ne bretelle. Così il nostro beniamino sopravvalutando le sue forze e il suo giro vita si è trovato in mutande nel bel mezzo della premiazione; i consiglieri presidenziali presenti, lungi dal dare quella mano di cui ci sarebbe stato gran bisogno, sono inopinatamente scoppiati a ridere; all’altezza della situazione, dimostrando di meritare pienamente il ruolo che occupa,  è stata solo la presidentessa Kitarovic che con prontezza di riflessi ha abbassato il diploma per coprire gli impresentabili boxer azzurrini di mister Cicak.

Quello che mi tormenta è: può un momento di distrazione cancellare decenni di impegno civile? Secondo me, no. Ed a tale proposito, propongo che il signor Cicak faccia parte della prossima delegazione della Croazia in Corea del Nord, per ricevere dalle mani del munifico e giusto Kim Jon-un la targa in ricordo dell’amicizia imperitura tra quei due popoli.

(76. continua)

Kim_Jong-Un_Sketch-cropped

 

 

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22 pensieri su “Un uomo, un mito

  1. Sinceramente, anch’io non nutro molte simpatie per molti croati, ma di sicuro ne nutro per i tuoi post: sempre molto gustosi e godibili. Anche quando raccontano verità e realtà tanto scomode come quelle da te descritte….
    Un caro saluto….

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    • La questione jugoslava mi è rimasta ancora qua, sul gargarozzo… e anche se la colpa l’hanno buttata tutta su Milosevic, ricordare ogni tanto che sono stati i croati a cominciare mi pare utile, in questi tempi smemorati. La presidentessa però merita! Un abbraccio

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          • E’pazzesco come ci si stia suicidando: sinistra, centro e destra liberali: tutti in un calderone, hanno deciso di por fine ai loro giorni di classe dirigente… E a noi come cittadini liberi… E’davvero incredibile!…

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              • L’ha già uccisa, dal momento che è andato ad intaccare le libertà economiche, vitali per l’espressione libera e democratica. Come dimostra la vicenda delle banche salvate: eliminare le regole di salvaguardia nel rapporto di lavoro, rende il dipendente succube del datore ed allo stesso tempo complice delle sue malefatte. E’una libertà che la nostra classe dirigenziale e imprenditoriale non meritava proprio, quella di potere licenziare senza giusta causa…

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                • No, proprio no… le banche “salvate” dimostrano un tale livello di cinismo, dai livelli più alti (che potrei anche capire visto che ci guadagnano su milioni e non pagano mai) a quelli più bassi (impiegati che spingono clienti abituali a investire in obbligazioni spazzatura per raggiungere il budget, ovviamente) che sembra di essere già dentro la normalità del male. Dove ognuno si giustifica dicendo di aver rispettato le regole ed obbedito agli ordini… in fondo i clienti hanno firmato, no? Del resto, quando la parole più usata dal cosiddetto centrosinistra per indicare il progresso non è lavoro ma liberalizzazioni, che ci si può aspettare…

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                  • Sono pienamente d’accordo. Del resto anche i clienti non avevano ancora capito che siamo in altra epoca e che certi interessi si pagano alla fine. I clienti,tanti clienti, sono persone che leggono il”Sole 24 ore”,quindi non sono proprio degli sprovveduti………

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                    • Mi sto informando su questa storia e veramente c’è da mettersi le mani nei capelli. Paladini del santo mercato che invocano l’intervento dello stato per rimborsare gli “investitori”! Cioè io che non ho mai visto un’obbligazione in vita mia dovrei devolvere parte delle mie tasse per rimborsare chi ha comprato le obbligazioni di Banca Etruria perché gli promettevano un interesse più alto del normale? Ma per me siamo alla follia … è agghiacciante pensare che se Sindona fosse vissuto adesso gli avrebbero salvato le chiappe, altro che caffè alla stricnina. Di buono ci sarebbe che Ambrosoli sarebbe ancora vivo… mentre ora gli tocca rivoltarsi nella tomba. Che finaccia abbiamo fatto.

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                    • Ed io che non ci ho la tv e mi tocca pagare sulla bolletta il canone per un apparecchio che non ho?… Perchè deve essere lo stato a rimborsare le truffe di dirigenti di banca? E la dabbenaggine di risparmiatori avidi?…

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                    • A questo punto, pagare per pagare, ti conviene comprare la Tv! 🙂 Certo che ci spillano quattrini in tutti i modi… poi vedi che 18 tra consiglieri e sindaci (i controllori) di banca etruria si sono dati 180 milioni di prestiti… e rimborsato nemmeno la metà… dici: ma perché non ho fatto anch’io il consigliere?

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                    • Non l’ho mai comprata per scelta. Non vedo quindi perchè dovrei comprarla adesso. Piuttosto vedrò come far valere le mie ragioni. Per quanto riguarda le banche, è il solito problema italiano: hanno la borsa larga con amici degli amici e parenti e potentati. Ma non con i clienti non ammanicati. Poichè alla fine saranno costoro a pagare tutto. E’così che funziona dappertutto. Adesso sono sicuro che, tra i tanti che fanno coro al suicidio del pensionato truffato, ci saranno coloro che hanno tratto anch’essi beneficio dalla situazione. E adesso vengono a pietire uno strapuntino dallo Stato. Ma, come dici tu: perchè il cittadino deve rifondere i danni dovuti alla dabbenagine, alla bramosia, alla corruzione nepotistica e politica? In queste banche non si entra a lavorare se non si è raccomandati. Tanto che il governo ha dovuto fare un intervento per salvare i posti dei raccomandati… Ma, come si dice: siamo in Italia, dunque non pagheranno i corrotti perchè sono funzionali al sistema, nemmeno i truffati, perchè anch’essi parte del sistema. Ma, alla fine pagheranno coloro che dalle banche non hanno nulla e che alle banche versano onerose contribuzioni sotto forma di costi di conto corrente e servizi vari pagati più che profumatamente…
                      Mi viene in mente la storia dei dipendenti del comune di San Remo e dei consiglieri comunali di Messina: tutto si tiene: si entra a lavorare nel comune solo su raccomandazione, chiaramente i referenti sono quei politici che poi si manifestano come anch’essi profittatori. Insomma, è tutta una partita di giro…

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  2. Hai ragione, un grazie può voler dire molto, credo sia importante avere la certezza che quel sassolino che hai gettato in acqua abbia provocato delle onde capaci di raggiungere anche rive fuori dalla tua vista…
    …e non sarà certo un episodio così a rovinare una reputazione, no? 🙂 Un applauso alla presidentessa e ai suoi riflessi pronti 😉
    Ogni bene 🙂

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  3. Eccellenze o no, siamo esseri umani.
    Avremo anche un’anima, eterna-immarcescibile e grande, ma non si vede, ecco il guaio: visibile è il corpo il quale…

    Nota a parte: Croati, Sloveni… e aggiungiamo pure Bosniaci, Kosovari, Balcani tutti e… anzi, no, facciamo un passo indietro e stiamo pure in casa: mafia, ndrangheta, i Casalesi… Torna il concetto di apertura: siamo esseri umani. (Il gatto si mangia la coda) 🙂

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  4. Sui croati non ho esperienza, mentre gli sloveni, almeno quelli che ho conosciuto frequentando la Slovenia in ferie, mi sembrano delle brave persone. Poi le generalizzazioni lasciano il tempo che trovano: …anche noi italiani per gli stranieri siamo tutti mafia e spaghetti! Altro discorso è quello sulla guerra in ex-Yugoslavia… anche qui temo che le classi politiche siano molto peggio della gente comune e anche qui, come italiani siamo da esempio negativo almeno da una trentina d’anni…
    Rimane il fatto del poveretto che è rimasto in mutande proprio nel momento meno indicato. Ho visto il video: all’inizio ridi, poi ti vergogni per lui….

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    • Hai dimenticato il mandolino! Che prima o poi dovrò imparare. I croati, poverini, non riesco a ricordare in che modo abbiano contribuito allo sviluppo dell’umanità… scherzo, eh… però… bho? 🙂 Come dicevo, mia moglie dalla pena che aveva si è rifiutata persino di vedere le foto, si immedesimava troppo.

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