Allarme caldo

Sta arrivando l’estate, e come sempre accade da qualche anno a questa parte, porta con se l’ “allarme caldo”. Va da se che l’inverno porterà l’ “allarme freddo”: di “allarmi così così ” per primavera e autunno ancora non si parla ma si sa, non esistono più le mezze stagioni, nemmeno per gli allarmi.

Sembra che lo scopo principale dei mezzi di informazione ultimamente sia quello di tenerci in uno stato di costante ansia. Già abbiamo abbastanza preoccupazioni con crisi economiche, guerre, epidemie, fondamentalismi: dobbiamo pure stare in ansia se d’estate fa caldo. Partono i moniti: attenzione ai bambini e agli anziani; portateli in ambienti freschi (meglio se in supermercati dove già che ci sono possono spendere qualcosa). Ora, a parte che non ho ancora visto statistiche di anziani morti di caldo in Italia, dico, non in sub-Sahel, e quanti invece di complicazioni polmonari legate all’esposizione all’aria condizionata dei supermercati, forse varrebbe la pena riprendere norme antiche ma evidentemente dimenticate.

I miei nonni tutti i pomeriggi facevano la pennichella. Non sulla poltrona, ne sul divano, no, no: proprio a letto. Un’oretta, e ne uscivano ritemprati. La casa era su tre livelli: al piano terra un bagnetto una cantina e una stanzetta di lavoro; al primo piano cucina e stanza da letto, di sopra la soffitta. La chiave di casa era sempre nella toppa, sarebbe stato uno sgarbo verso i vicini, una mancanza di fiducia, toglierla; che ricordi io nessuno se ne è mai approfittato, e se qualche furto c’è stato è stato per opera di forestieri di passaggio. E’ sempre una buona politica avere a portata di mano dei forestieri di passaggio a cui dare la colpa.

Fino alle cinque del pomeriggio in giro non avreste visto molta gente. Si stava in casa, essendo in collina un refolo d’aria c’era sempre; quando rinfrescava, si usciva.

L’altra regola di buonsenso era: se hai caldo spogliati, se hai freddo copriti. Noi veramente portavamo i pantaloncini corti per un bel pezzo, sia d’inverno che d’estate; d’inverno con i calzettoni e d’estate con i pedalini; dotarci di pantaloni lunghi nella fase della crescita più tumultuosa avrebbe voluto dire continuare a cambiarli, cosa inimmaginabile, oppure andare in giro con pantaloni a “zompafossi”, così si chiamavano quelli a cui il malleolo era esposto in bella vista. Tutto doveva durare, e quello che si rompeva si aggiustava. In genere i fratelli minori ereditavano gli indumenti dismessi dai maggiori: per i miei fratelli maschi non fu possibile perché nati a distanza troppo ragguardevole da me, e tempi e gusti erano decisamente cambiati. Indossare i pantaloni corti, comunque, era una condizione sociale. Finchè i pantaloni erano corti si era bambini: con il diritto di indossare i pantaloni lunghi si acquisivano purtroppo anche i doveri dei grandi.

L’indumento virile per eccellenza era la canottiera. Accessorio indispensabile per i lavoratori edili, era preferita a quei tempi alla maglietta della salute, quella con le maniche. A mio avviso in effetti era più confortevole, a patto di procedere a frequenti abluzioni delle ascelle che non andavano per alcun motivo decespugliate. Ora sembra caduta in oblio, come le ghette o la cravatta a papillon. Faceva il paio con le mutande da uomo, cioè gli slip con lo spacco laterale; non comodissimi, per la verità, in caso di urgenze immediate.

Nello spogliarsi attuale riscontro una certa ineleganza. Fortunatamente sembrano passati di moda gli orribili pantaloni a vita bassa. Dovrò chiedere a qualche gastroenterologo quanti attacchi di colite abbiano provocato, di sicuro in me provocavano imbarazzo, specialmente quando seduto in metropolitana mi ritrovavo ad altezza occhi qualche esemplare, meglio femminile ma purtroppo spesso maschile, col pantalone calato fino all’inguine; e non è che col lato B andassero meglio.

A Parma l’arrivo dell’estate si notava dalla lunghezza delle gonne delle cicliste. Vi sarà noto che a Parma tutti vadano in bicicletta, dalla nascita alla morte, così come tutti possiedano un’affettatrice, non di rado a volano. La pausa pranzo durava circa 2 ore – 2 ore e mezza, per permettere ai locali di tornare a casa, mangiare i tortelli di erbetta innaffiandoli di lambrusco o malvasia, e poi dedicarsi al salutare pisolino. Io e il mio amico Massimo, paesano di Gene Gnocchi, essendo gli unici non residenti avevamo molto tempo a disposizione, che impiegavamo per lo più in lunghe passeggiate.

C’era una biondina, che scoprimmo più tardi essere amica della ragazza del ping-pong di cui vi ho parlato, che sembrava facesse apposta a passare proprio all’ora della nostra digestione. Sarà stata un’impressione ma secondo me rallentava apposta l’andatura e, con lieve malizia, interrompeva il ritmo della pedalata, altrimenti fluido. Prendeva un po’ d’aria, insomma, con in faccia un sorriso angelico. Non credo si notasse il leggero filo di bava che scendeva dall’angolino sinistro della mia bocca, cercavo di dissimularlo guardando le vetrine. Per Massimo, essendo affetto da lieve strabismo, non avrei potuto garantire.

(45. continua)

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5 pensieri su “Allarme caldo

  1. Eccezziunale veramente questo post. Pantaloni a vita bassa? Li odio, non ne ho mai capito l’utilità quando poi soprattutto te li devi tirare sù per camminarci. E la colite mi è venuta spesso in mente. La canottiera , chi meglio di Fantozzi la sa portare? Un abbraccio carissimo Giorgio. Isabella

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  2. Veramente, io li temevo tantissimo, anche perché c’è stato un paio di anni che ad altezza normale di pantaloni non se ne trovavano più… confesso che un paio li ho dovuti comprare anch’io, non estremi, ma scomodissimi… tranne quando ho messo su un paio di chiletti, allora tenerli sotto la pancia aveva qualche vantaggio… ma le canottiere le vendono più? Ciao Isabella!

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  3. “emergenza caldo”, “inverno rigido”, “non ha mai fatto un’estate cosi’ calda” (se fosse vero, visto che lo dicono tutti gli anni gli intervistati al tg, ormai saremmo a 50 gradi di massima), “esodo per le vacanze” “controesodo del rientro”, “le partenze intelligenti”…brrr che idiozie!
    Una volta (quando avevo ancora la TV), al mese di luglio il giornalista intervistava venitori ambuilanti la mercato, dopo un apio che hannod etto che “un’estate cosi’ calda non c’era mai stata”, il terzo ha commentato serafico “d’iverno fa freddo, d’estate fa caldo, normale!”.
    Riguardo ai pantaloni a vita bassa ho esultato anch’io quando sono passati di moda: finalmente ho trovato qualcosa che avesse la forma anatomica dei fianchi di una donna (curvi, “a parentesi rotonda”,mentre sono gli uomini ad avere i fianchi dritti, gli stilisti non se ne sono accorti?) per me e non ho piu’ visto “sorrisi verticali” sporgenti dalla cintura (soprattutto di uomini irsuti). Tra l’altro, direi che il grazioso posteriore di una leggiadra fanciulla e’ piu’ valorizzato nella sua estetica da un pantalone attillato che lo copre e lo fascia TUTTO, mentre la cintura che lo “taglia a meta’” in orizzontale otticamente “allarga” l’immagine, facendo sembrare q-lona anche chi non la e’.

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    • Mi piacerebbe conoscere la statistica delle coliti causate dai pantaloni a vita bassa… io non avrei mai potuto indossarli (a parte il fattore estetico 🙂 ) perché appena sento uno spiffero…

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