Viva le lasagne!

Con motu proprio stamattina il mio sopracciglio sinistro si è alzato. Sbirciando il giornale del mio compagno di viaggio (il mio non riporta certe notizie, siamo su altri livelli) un titolo in evidenza l’ha costretto a questa intemperanza, a cui non è solito indulgere: “Genitori contro lasagne e polpette”.

Detta francamente, e con rispetto per la posizione dei suddetti, mi è sembrato un comportamento contro natura. Cioè, si può essere contro il buco dell’ozono, lo scioglimento dei ghiacciai, l’estinzione dei panda ma una battaglia contro lasagne e polpette non mi troverebbe al fianco dei promotori.

Nemmeno mio nonno Gaetano, credo, ne sarebbe stato entusiasta. Tornato dalla guerra d’Africa (dove ricorderete era partito inaugurando il vestito bianco) dove la prigionia e la malaria l’avevano ridotto pelle e ossa, dovette assoggettarsi tutta la vita ad un menu di patate lesse, carote lesse, e pollo (lesso). Tenendo conto che mia nonna era cuoca, un bel supplizio. Nella dieta stranamente era ammesso il vino, credo come disinfettante. Avrei sconsigliato qualcuno dal perorare un boicottaggio di piatti conditi, siano primi o secondi, in sua presenza.

Da noi le lasagne si chiamano vincisgrassi e l’Unesco a mio parere dovrebbe proclamarli patrimonio dell’umanità. Quelli di mia madre, sicuramente.

Da piccolo, nella nostra casetta, capitava che avanzasse del pane e venisse posto a seccare. Il pane secco non si butta, è un peccato mortale: mio padre ancora oggi ama farci colazione. Qualche pomeriggio, per merenda, questo pane avanzato veniva ammollato con l’acqua e condito con lo zucchero; oppure con olio e aceto. Mio fratello, piccolino, non deve aver vissuto tali variazioni al regolamento con animo sereno: ancora oggi sostiene che ci veniva dato quando non c’era nient’altro da mangiare.  Non mi sento di escluderlo: comunque una zuppetta di pane e zucchero non ha mai fatto male a nessuno.

Tornando al casus belli, sembra che in precedenza in qualche piatto siano state trovate tracce di peli di cotenna (di maiale). La protesta fortunatamente non parte da pregiudizi religiosi altrimenti qualche parte politica facinorosa se ne approprierebbe per propugnare menu a base di cotenne pelose, ma esclusivamente sul merito della composizione dei ragù.

In tempi meno opulenti il dialogo sarebbe stato: “C’è un pelo!” “Scansalo e mangia” “No, non mi va più” “Lascia lì, che mangio io”. Il senso di colpa del lasciare cibo nel piatto mentre nel mondo chissà quanti bambini stavano morendo, in quello stesso preciso momento, di fame, impediva il reiterare di capricci. Per noi poi che eravamo in quattro più che fare storie bisognava essere veloci a finirlo, quel che c’era: gli altri non avrebbero avuto pietà.

Un altro punto di vista, fatalista ma non privo di verità, era: “quello che non strozza, ingrassa”. A parte che il concetto di strozzare varia da persona a persona: ad esempio qualcuno potrebbe essere refrattario alle carrube (teche marine si chiamano da noi, chissà perché; cronache antiche riportano che fossero vendute da Pietro de Claudina, insieme alla lavanda africana), e qualcun altro andarne ghiotto perché gli ricordano i bei tempi; il kebab nutre milioni di turchi, ma col sottoscritto è incompatibile. Detto ciò, concordo che magari dal punto di vista nutrizionale una setola di porco non valga granché ma come dire, non c’è ciambella senza buco ne cotica senza pelo.

A proposito di carrube, mi è venuto in mente che quando da piccolo mio padre mi portava a vedere le partite, c’erano i venditori di lupini, semi di zucca e appunto carrube; sono sempre stato un ammiratore dei virtuosi del lupino e seme di zucca. In entrambi i casi, si tratta di togliere la buccia senza l’uso delle mani; l’operazione va fatta con i denti e con la lingua, e la buccia deve essere rigorosamente sputata nel posto antistante. Come esecutore ero scarso, e una buccia su due la mangiavo. Le carrube però proprio non mi piacevano, a mio padre invece ricordavano le fiere di gioventù.

Mi capitò negli anni ’80 di andare a cena, con la mia futura dolce metà, in un ristorante storico di Milano, “La mamma”, vicino al Piccolo Teatro. All’ingresso c’era un cartello che diceva ”attenti alle tartarughine” e quindi entravi in questo locale buio con cautela, guardandoti i piedi: così concentrato non ti accorgevi dell’arrivo del gestore (uomo) che ti urlava un “Buonasera! Io sono la mamma!” facendoti sobbalzare. L’antipasto veniva servito in un vaso da notte, dei pezzetti di bologna e grana; e come frutta, appunto, le carrube, sempre in un vaso da notte. Il locale era tappezzato da foto di gente famosa, e sinceramente pensammo che fossero millanterie per impressionare i turisti. Con sorpresa ma anche tenerezza anni dopo sentimmo addirittura al telegiornale che il locale storico aveva chiuso i battenti. E le tartarughine?

Tornando alle lasagne, credo che l’unico motivo sensato per cui esse, con o senza peli, dovrebbero essere proibite ai bambini sia un altro ma quei genitori, lo dico con rammarico, non ne hanno accennato.

Le lasagne non sono un piatto normale. Sono un piatto della festa. Della domenica, e non di tutte le domeniche ma solo di quelle importanti, un piatto da mangiare tutti insieme in famiglia, un piatto che da solo mette allegria e voglia di stare insieme. Non si può far assurgere un semplice mercoledì, per dire, a livello di domenica. Altrimenti va a finire che ogni giorno è domenica, col risultato di passare le domeniche negli abominevoli centri commerciali. A mangiare, ancora, lasagne e polpette.

(34. continua)

madonna_carrube

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13 pensieri su “Viva le lasagne!

  1. Quanto mi diverto a leggere i tuoi post caro Giorgio.E per le lasagne condivido appieno. Piatto della domenica non c’è dubbio.Le carrube non le ho mai mangiate a differenza di mia madre che in Veneto da piccola con i suoi cugini , faceva allegre scampagnate in bicicletta. Non rossa però come la tua. Un abbraccio. Isabella

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    • Cara Isabella, sono contento che queste storielle ti strappino un sorriso… mi sarebbe piaciuto dargli una scadenza più regolare, ma tra lavoro e altri impegni non ci riesco. Sono anche un po’ in imbarazzo, non so se capita anche a te, perché ora diversi amici mi tirano la giacchetta.. ti ricordi quella volta? Perché non scrivi di? e non so con fare a dirgli di no… prendo tempo, intanto. Vorrei arrivare ad una sessantina di racconti per agosto, quando mia madre compirà 80 anni, per regalarglieli tutti insieme… ce la farò? Vedremo… Isabella però dimmi anche quando qualche racconto non ti piace o convince, ci tengo al tuo giudizio. Un abbraccio, Giorgio

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      • Carissimo amico grazie per la stima, ma i tuoi racconti non possono non piacere perchè veri e insieme conditi con quell’ironia che non guasta mai, anzi. Poi è un bellissimo esercizio ricordare i bei tempi andati che fanno parte di noi, sono una parte della nostra vita. e il pensiero di regalare a tua madre tutti questi racconti riuniti insieme in un bel libro la farà certamente commuovere. Debbo ora scappare ma tornerò per dirti un’altra cosa. Ciao Giorgio. Isabella

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      • Eccomi qua . Volevo dirti che quando mia madre l’anno scorso ha compiuto 80 anni,i miei figli con quelli di mio fratello, le hanno regalato una presentazione in power point di foto fatte nel corso degli anni , da quando si sposò con mio padre, tutta la storia ( quasi ) della sua vita, con figli e nipoti. Bello no ? Un abbraccio mio caro Giorgio. Isabella

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  2. bello! Avevo “iniziato” con il Casatshock….(a dopo!) ma la vista delle Lasagne era troppo appetitosa. Concordo,oggi pero’ te le servono “orrende” fast e NO food! le carrube,negli Alpini le davano ai muli! che gradivano!Oggi finis lupini carrube et similia…..patatine e porcheriole bevendo zuccheratissime bevande….annientamento di future generazioni!

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    • L’altro giorno parlavo con dei ragazzi che nemmeno sapevano cosa fossero i lupini e le carrube.. poi magari spunta un Farinetti che gliele vende a peso d’oro e corrono a comprarli! Per dire, una decina di giorni fa le fave stavano a 3,5 al chilo… una volta te le tiravano dietro! Diventeranno tutti come gli americani… ma non come quelli dei film, quelli belli… no, no, come quegli altri, quelli impresentabili sformati da cibo spazzatura e litri di cocacola… viva il pane e salame! E le lasagne (ma solo alle feste! 🙂 )

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  3. Farinetti e’ quello di Eataly, grande amico del nostro attuale premier… ha avuto una bella intuizione, di lanciare i prodotti alimentari italiani di “eccellenza” e venderli a peso d’oro. Se si compra un salame da lui costa il doppio del normale, ma fa molto chic. Per fortuna io ho la mia fornitura personale dal paesello! Certo che a volte sembriamo, e lo saremo anche, un paese scombinato, ma a guardare quello che combinano gli altri ci si consola… ci hanno preso in giro all’inverosimile per Berlusconi… e sono pronti ad eleggere Trump! Almeno il nostro era simpatico! (A me non moltissimo per una serie di motivi, ma a confronto di Trump…) e gli inglesi che si spaccano e ce le spaccano per uscire dall’Europa… a parte che non possono cambiare continente anche volendo, ma non capisco cosa pensino di guadagnarci… gia’ fanno quello che vogliono, anche troppo, restando… dovrebbero risarcirci tutti, loro e i francesi, per il disastro che hanno fatto il Libia, altro che uscire! Ma bando alle arrabbiature, oggi e’ il primo maggio, lasagne siano!

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