Poropom, poropom, poropompompompompom!

Senza voler generalizzare, ma pochi inni nazionali rendono l’idea di un popolo come quello italiano. Pensate all’inno tedesco, Deutschland Deutschland uber alles: in sottofondo c’è un inquietante rumore di stivali e fucili. O la Marsigliese: ed ecco Marianna che sfida le baionette con la baguette sottobraccio.

L’inno italiano, che qualcuno derubrica a marcetta, inizia con “fratelli d’Italia”, scippato tra l’altro da un minuscolo partito politico di nostalgici senza nemmeno pagare copyright, ma raggiunge il suo culmine nelle geniali due battute di passaggio tra l’allegro marziale della strofa iniziale e l’allegro mosso delle strofe successive: poropom, poropom, poropompompompompom.

Lì risiede, piuttosto che nelle strofe risorgimentali, l’essenza italiana. Nel mutamento dal marziale in ballabile; dalla tragedia alla farsa. C’è la crisi? Poropom. Disoccupazione: poropom. Razzia della cosa pubblica: poropompompompompom!
Una collettiva alzata di spalle; un gigantesco “va bè, pensa alla salute”. Scurdammoce ‘o passato simm’é Napule (o di Como, o Roma, o Pollenza) paisà.

Del resto, appena fatta l’Italia Garibaldi si prese un bel calcio nel sedere: il buongiorno si vedeva dal mattino.

La banda musicale era finanziata in parte dal Comune. In cambio di una sede e qualche soldino si veniva impiegati in una serie di servizi, sia civili che religiosi: il 25 aprile, il primo maggio, il quattro novembre, il Venerdì Santo, il Corpus Domini… una fetta di incassi era data dai funerali ai quali qualche appassionato chiedeva la partecipazione.
Il quattro novembre (anniversario della Vittoria della Prima Guerra Mondiale, fino a quando per non mettere in imbarazzo i tedeschi si decise di eliminarla) sfilavamo per le vie del paese, con gonfalone del comune in testa e associazioni di combattenti, e veniva deposta una corona ai caduti; qualche reduce leggeva qualche parola di ricordo da fogli tenuti con mano tremante. Devo dire che, avendo la maggior parte degli adulti vissuto la Seconda, di guerra mondiale, non c’era tantissima voglia di ricordare la Prima, e il tutto sapeva un po’ di retorica; solo più tardi, in visita al Sacrario di Redipuglia, capii cosa potessero provare quei vecchietti. Cercai se ci fosse un Magrini. Presente.

Negli anni sessanta come noto ci fu il doppio boom: economico e di nascite. C’era fiducia nel futuro, ma una fiducia operosa: ci si dava da fare perché il futuro fosse migliore.

Mio padre andava, una volta la settimana, alle riunioni nella sezione del partito socialista. Mica in tuta da lavoro: si lavava, si metteva la camicia bianca che mia madre gli faceva trovare stirata, ed usciva; a discutere con i compagni, ad ascoltare magari qualche funzionario che veniva da fuori. E a prendersi solenni arrabbiature, anche perché nel mio paese le elezioni le hanno sempre vinte i democristiani che al massimo si facevano le scarpe tra loro. Sono orgoglioso e grato ai miei per avermi donato questa visione della politica. Ci si mette il vestito buono e, insieme agli altri, si cerca il progresso non per pochi ma per tutti: Avanti! , verso il sol dell’avvenir.
C’è da dire che babbo era minoranza della minoranza, essendo di una corrente (i Lombardiani) illuminata ma con poco peso specifico; la sua spinta ideale fu intaccata quando il partito si unificò, pur se per breve tempo, con i socialdemocratici di Saragat dediti per lo più a far entrare gente alle Poste dietro promessa di voto. Lasciò, con quella gente aveva poco da spartire.

I miei, come ho già detto, discutevano di tutto quello che succedeva nel paese e nel mondo; quando arrivai ad averne la capacità, dicevo anch’io la mia, spesso a torto. Le grandi conquiste civili, le stragi fasciste, gli scandali del potere, il terrorismo, Berlinguer e la questione morale… non so se è una mia impressione, ma il livello mi sembra sceso di molto.

Troika, bunga bunga, tombini di ghisa… Poropom, poropom, poropompompompompom.

(21. continua)

Avanti%201978%20Pertini%20al%20Quirinale

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4 pensieri su “Poropom, poropom, poropompompompompom!

  1. Quando sento l’inno penso a “dell’elmo di Scipio s’e’ cinta la testa” e allo studente che aveva detto candidamente “lo scipio e’ una speciale lega metallica per gli elmi” 😕

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