Gioca Jouer

La mia carriera di attore si esaurì in un giorno, al teatro comunale “Giuseppe Verdi” di Pollenza strapieno in ogni ordine di posti, come accade sempre e specialmente quando la compagnia è composta da beniamini locali. La patria ci aveva chiamati in successione a servirla, e quindi con l’orchestra non facevamo più serate. La nostra cantante, Antonina, aveva scritto una piccola commedia, più che altro un pretesto per mettere in scena un varietà: musica, scenette e qualche balletto. I protagonisti erano dei ragazzi che si ritrovavano in una villa incantata, e tra uno sketch e l’altro cantavano delle canzoni. Memorabile il Gioca Jouer di mio fratello Ernesto, quattordicenne, con balletto e coreografie curate da sue coetanee, successo strepitoso.
L’idea della villa incantata la rubai anni dopo, per i miei Tonti Viventi.

Non so voi, ma io sono convinto che non tutto si possa spiegare con il caso.
Una sera a Milano, dieci anni dopo, uscito dal lavoro in pieno centro, vicino Piazza Duomo, la coda dell’occhio registra una donna assorta davanti a una vetrina. Passo via, ma una spia si accende nel cervello. Dopo qualche passo realizzo e torno indietro. “Antonina? Ma che ci fai qua?”

Capirete che Milano non è proprio piccola, e non è facile che due persone lontane 500 chilometri si incontrino, senza appuntamento. Era in tournée con la Compagnia della Rancia di Saverio Marconi, con “A Chorus Line” al Teatro San Babila; sarta-guardarobiera ma avrebbe potuto cantare tranquillamente, senza sfigurare. Procurò a me e mia moglie due biglietti per lo spettacolo; quando entrai nei camerini per ringraziarla, il regista in persona andò a chiamarla.

Quei ragazzini, comunque, non erano dei debuttanti. Pochi mesi prima eravamo stati ingaggiati con l’R7 per il Veglione Rosso di Carnevale al Park Hotel, un bel ristorante con sala da ballo. Organizzava la Società Operaia e l’accordo era che l’incasso sarebbe stato diviso a metà, ma noi avremmo dovuto animare anche il pomeriggio, per le mascherine. Così, sempre con Antonina, arruolammo mio fratello e altri suoi amici/amiche e preparammo una decina di canzoni. Io alla chitarra, con batteria e fisarmonica. L’orologio matto, Cancaminì spazzacamin, Furia cavallo del west…

In pratica dovevo dire una sola battuta, appena entrati, tipo “Ma che strano posto!”.  Essendo di natura riservata, ho sempre dovuto lottare per tenere sotto controllo rossori e battiti accelerati. Dissimulando abbastanza bene, tanto che da sottotenente il capitano mi aveva giudicato un freddo (seh… freddo un corno). Però il pubblico mi metteva soggezione, e la paura che la voce non uscisse al momento giusto era tanta. Insomma, entrammo, e dissi la mia battuta. Non credo l’abbiano sentita in molti, visto che si era appena alzato il sipario e io non attesi che gli applausi terminassero, ma del resto non si trattava di “Essere o non essere”.

Qualcuno dirà: ma come, facevi le serate, e ti vergognavi a parlare in pubblico? E si, proprio così.
A differenza di adesso, dove diversi freni inibitori si sono allentati, allora al microfono non spiccicavo parola. Anzi, nessuno spiccicava parola tranne Antonina, appunto, e Giancarlo, suo marito, un mattatore che ci faceva da impresario/presentatore.
Quindi dissi la mia battuta, il più velocemente possibile ed in apnea, e la archiviai tra le esperienze da non ripetere.

I miei due amici, invece, si sono poi dedicati tutta la vita al teatro: Giancarlo ha studiato ed è diventato un ottimo regista; sempre insieme ad Antonina hanno allestito decine di spettacoli e allevato generazioni di attori; adesso Sarah, figlia d’arte, ne segue le orme.

Se fossero ancora qui con noi sarebbero sorpresi, direi increduli, di vedermi alle prese con parti, copioni, costumi e scenografie. A volte, quando non mi è chiaro come risolvere una scena, mi viene da pensare: chissà questa come l’avrebbero fatta loro. Magari da qualche parte si guardano e scuotono la testa. Non è per te, Giò, lascia sta’.

(12. continua)

Cecchetto_Gioca_jouer

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...